Spalletti sbotta prima di Juve-Napoli: “Domanda provocatoria, non ho bisogno di essere ovattato”
La Juventus gli ha messo Carnevali nello spogliatoio per richiamare i calciatori all'ordine e spedirli in ritiro in un momento difficile della stagione. Domani c'è il Napoli col quale tre anni fa ha vinto uno scudetto e in conferenza gli chiedono se si gioca il posto. Luciano Spalletti reagisce. "Domanda un po' provocatoria", risponde secco. Poi affonda: "Non ho bisogno di essere ovattato, di ricevere frasi o discorsi a effetto". E chiude sfoderando un messaggio altrettanto forte: "Se qualcuno pensa che io arretri di un passettino, gli conviene aspettarsi qualcosa di diverso". Alla vigilia del match che può rappresentare una svolta, questo è il suo modo di dire che non ha bisogno della fiducia della società, ma della reazione della squadra. Altrimenti sa già come va a finire
"Provocatoria": la reazione alla domanda indiscreta
Il quesito che indispone Spalletti è semplice, non è se ha la fiducia ma: domani se perdi col Napoli ti esonerano? Il tecnico ascolta, fa una pausa. Non è il silenzio di chi cerca una risposta, ma avverte insofferenza. E la manifesta con pacatezza. "Dal mio punto di vista non ho bisogno di essere ovattato, di ricevere frasi o discorsi a effetto. Sono abituato a vivere momenti carichi di incredibili difficoltà". A voler leggere tra le righe, non c'è solo orgoglio dietro quelle parole. Non ha bisogno di sentirsi dire cose del tipo: mister, siamo con te. Non vuole una pacca sulla spalla da Carnevali, di cui dice d'aver apprezzato l'intervento reputandolo "perfetto, chiarissimo, ha toccato tutte le corde giuste".
Vuole altro. "Ho bisogno solo di una reazione della squadra. E io devo essere in grado di suscitarla. Non chiedo cose impossibili ai giocatori, solo cose che hanno nelle loro corde". Tradotto: non chiedo ai giocatori di fare cose straordinarie, ma di fare almeno quello che sanno. E dare davvero tutto in campo. Cosa che in questo momento non stanno facendo.

"Se pensate che arretro, aspettatevi qualcosa di diverso"
E qui Spalletti cambia tono. "Ho voglia di vincere partite e se qualcuno pensa che io arretri di un passettino, gli conviene aspettarsi qualcosa di diverso". Non sta parlando ai giornalisti. Sta parlando alla squadra, a chi in società sta già facendo i conti e sta valutando chi prendere al suo posto. Un traghettatore come Stefano Pioli (che salvi il piazzamento Champions e prepari il terreno a Simone Inzaghi) oppure un allenatore da soluzione elettroshock come Antonio Conte (con Deschamps sullo sfondo).
Arretrare di un passettino. Mai. A Spalletti, 66 anni, che ha vinto uno scudetto a Napoli dopo 33 anni, che ha allenato la Roma, l'Inter, lo Zenit, che ha 8 milioni di tifosi che adesso lo fischiano (come ha ricordato lui stesso: "la Juve ha 8 milioni di tifosi e se non fai bene lo avverti di più") dire che arretra è la cosa peggiore. Domani non è Juve-Napoli. Domani è Spalletti contro l'idea che lui sia finito. E l'ha detto senza bisogno di essere "ovattato".