Aldo Serena: “Il derby di Milano è una scossa elettrica. Ricordo i bar, in giro per la città: ti consumava”
Pochi conoscono il derby di Milano come Aldo Serena. L’ha vissuto da protagonista con entrambe le maglie, ha assaporato l’atmosfera di San Siro e conosce il peso di una partita capace di cambiare una stagione e lasciare un segno indelebile nella memoria. Oggi, da opinionista televisivo, osserva la sfida con lo sguardo di chi ha vissuto il calcio dentro e fuori dal campo e la analizza per Fanpage.it: le ultime prestazioni di Inter e Milan, tra risultati inattesi e problemi ancora da risolvere, aggiungono ulteriori interrogativi a una vigilia già carica di tensione. Per Serena, però, c’è una certezza: in una partita del genere non c’è spazio per i calcoli.
Serena, le ultime partite hanno complicato l’avvicinamento al derby. L’Inter ha vinto faticando a Venezia mentre il Milan è caduto in casa contro il Bologna. Come arrivano le due squadre alla stracittadina?
Il calcio moderno impone ritmi assurdi. Da settembre a dicembre, soprattutto per chi gioca anche in Nazionale, ci sono pochissime settimane senza turni infrasettimanali. Chi scende in campo continuamente incontra difficoltà sia sul piano della concentrazione sia su quello fisico: non ci si allena abbastanza, si gioca, si recupera e poi si torna subito in campo. Le squadre con un solo impegno settimanale, invece, possono lavorare diversamente e arrivare alle partite con energie differenti. Io ero al Penzo e l’Inter ha trovato un Venezia che ha disputato una grande gara, creando diverse occasioni. Il Milan, da quello che ho letto, ha vissuto una partita complicata. Ma il derby è un’altra storia: non si possono fare calcoli, bisogna schierare la formazione migliore per provare a vincere.
Partiamo dal Milan. Che idea si è fatto del lavoro di Ruben Amorim e dei primi mesi della sua esperienza rossonera?
Penso che abbia idee molto valide. Il punto è capire quanti giocatori abbia a disposizione adatti a interpretarle. Sono questioni importanti, perché un allenatore può avere una visione precisa, ma deve anche trovare gli uomini giusti per metterla in pratica. Credo inoltre che la delusione vissuta a Manchester non sia stata ancora completamente superata e che possano esserci ripercussioni anche sul piano personale ed emotivo. Quando una squadra attraversa un momento complicato, è più difficile mantenere la serenità. Ci sono lavori in corso in casa rossonera e bisogna capire come evolveranno.

Il Milan sembra avere qualche idea interessante in fase offensiva, ma continua a mostrare incertezze dietro. È questo il nodo principale?
È sicuramente uno degli aspetti da osservare. Le idee offensive devono essere accompagnate da un equilibrio complessivo. Contro una squadra come l’Inter, che dispone di qualità e può colpire in tanti modi, non puoi permetterti di lasciare troppo spazio. Il Milan dovrà trovare il modo di trasformare le proprie intuizioni in occasioni concrete, senza perdere di vista le coperture. In una partita così, basta una disattenzione per compromettere tutto.
E l’Inter? Anche quest’anno ha mostrato una certa discontinuità, pur avendo una rosa di grande qualità.
La varietà degli attaccanti e la qualità del centrocampo non sempre si sono accompagnate a un’impermeabilità difensiva adeguata. L’Inter ha preso troppi gol per una squadra del suo livello. Credo che Akanji debba alzare il rendimento e diventare un riferimento ancora più solido per la difesa, grazie alla sua esperienza e alle sue capacità. In questo momento non è al massimo della condizione, così come altri compagni del reparto arretrato. È proprio lì che vedo uno dei punti deboli dei nerazzurri.
Una difesa che concede spazi rischia di esporre i centrali a continue rincorse all’indietro. Quanto può pesare questo aspetto contro gli attaccanti del Milan?
Pesa molto. Quando giochi con tanto campo alle spalle, devi essere sempre nelle condizioni di recuperare la posizione e affrontare gli avversari lanciati in velocità. Non è semplice, soprattutto se non sei al meglio fisicamente. L’Inter dovrà trovare il giusto equilibrio tra la volontà di tenere la squadra alta e la necessità di proteggere la propria porta.

Se dovesse indicare una chiave tattica del derby, su quale aspetto si concentrerebbe?
Se fossi l’Inter, presterei particolare attenzione ai movimenti di Cisse. È un ragazzo trevigiano di cui si parlava già quando aveva undici o dodici anni: era considerato un giovane molto promettente. Mi ha lasciato qualche perplessità il suo impiego da prima punta al Bournemouth, perché in quella posizione rischia di perdere alcune delle sue caratteristiche migliori. È un giocatore che sa inserirsi bene partendo da una posizione più arretrata e ha tempi di inserimento interessanti. Se fossi il Milan, cercherei di valorizzare proprio queste sue qualità, attaccando in verticale appena recuperata la palla. L’Inter, in alcune situazioni, concede spazi che possono essere sfruttati.
Dall’altra parte, quale giocatore nerazzurro può creare maggiori problemi al Milan?
Thuram. Magari non è l’attaccante più realizzativo dell’Inter, perché quel riferimento è Lautaro Martínez, ma secondo me è il più completo. È capace di ribaltare l’azione, attaccare la profondità, dribblare e creare occasioni per sé e per i compagni. Sa concludere, ma è bravo anche nella rifinitura. Quando la partita attraversa una fase di stasi, può inventarsi una giocata e cambiare ritmo. Contro la Fiorentina era stato superlativo; nella gara successiva ha alternato momenti meno brillanti a strappi importanti. Quando è in condizione, è un giocatore che fa reparto da solo.
Lei è un doppio ex e ha vissuto il derby con entrambe le maglie. Quanto comincia a farsi sentire la tensione nei giorni precedenti?
La febbre inizia già all’inizio della settimana. Rispetto ad altre stracittadine, come quella di Torino, il derby di Milano ha una particolarità: il fatto che le squadre si allenino fuori città, a Milanello o alla Pinetina, attenua un po’ il contatto diretto con l’atmosfera che cresce giorno dopo giorno. Io, però, vivevo a Milano e, quando ti muovi in città, senti quello che sta succedendo. Vai al bar, incontri le persone e percepisci una vibrazione particolare. È una carica fortissima, ma devi anche saperla gestire. Se ti fai trascinare troppo già dai primi giorni, rischi di arrivare alla partita scarico, perché hai consumato troppe energie emotive.

Con la maglia dell’Inter ha segnato nei derby ufficiali. Con quella del Milan, invece, non ha mai affrontato i nerazzurri in campionato. C’è però un episodio che ricorda con particolare piacere?
Ho giocato una partita con la maglia del Milan contro l’Inter in un Mundialito, davanti a uno stadio pienissimo, con circa 85 mila spettatori. Sapevo che dopo una settimana sarei tornato all’Inter e segnai due gol. Uno, in particolare, me lo ricordo con piacere: un tiro al volo di sinistro. Per quanto riguarda i campionati ufficiali, invece, non ho mai giocato contro l’Inter con la maglia del Milan.
A proposito di derby, è tornata d’attualità anche una vecchia discussione sul gol attribuito a lei nella sfida del 1983, legata all’episodio con Fulvio Collovati. Perché ha sentito il bisogno di intervenire sui social qualche tempo fa?
La questione è stata ripresa da Fulvio Collovati e io ho voluto chiarire un punto. Non mi sono mai appropriato di un gol che non ritenevo mio. Sapevo di aver toccato il pallone con il petto, ma all’epoca Carlo Sassi, alla Domenica Sportiva, aveva analizzato l’episodio e attribuito la rete a me. Dopo tanti anni, pensavo fosse una vicenda chiusa. Quando è stata riportata fuori, ho ritenuto giusto precisare come stavano le cose dal mio punto di vista.
C’è un difensore che ricorda per la ‘durezza' dei duelli nei derby?
Mauro Tassotti. Era stato mio compagno al Milan e nel tempo si è evoluto molto dal punto di vista tecnico, diventando un esterno raffinato e di grande classe. Da giovane, però, era un marcatore molto aggressivo e aveva conservato quell’ardore. Diciamo che sapeva farsi sentire fisicamente. Io lo conoscevo bene e qualche volta ho provato a restituirgli il trattamento. Fa parte del gioco: in certe partite i duelli sono anche questo.
Guardando agli attaccanti di oggi, vede qualcuno che per caratteristiche le assomiglia?
Credo che Pio Esposito abbia alcune caratteristiche che possono ricordare il mio modo di giocare. Naturalmente i paragoni sono sempre complicati, perché ogni calciatore ha una storia e qualità specifiche. Io ero un attaccante che faceva molto bene alcune cose, mentre altre mi riuscivano meno. Quando giocavo da punta centrale, riuscivo a esprimermi al meglio: l'ho fatto con la Juventus, con il Torino e con l'Inter. Da esterno, invece, perdevo qualcosa, perché non avevo la velocità tipica di quel ruolo. Esposito ha la capacità di proteggere il pallone, far salire la squadra e sta migliorando anche nel gioco aereo. Sono aspetti che apprezzo molto.

Il derby di Milano è legato indissolubilmente a San Siro, uno stadio che da anni è al centro del dibattito sul futuro. Quanto conta quella cornice per rendere unica questa partita?
San Siro regala emozioni difficili da trovare altrove. Quando segni un gol nel derby, lo stadio si accende e vivi dieci secondi che sembrano cambiarti la vita. Corri senza sapere bene dove stai andando, guardi le facce delle persone in tribuna, vedi i loro volti trasformati dall'urlo e capisci che stanno vivendo la tua stessa emozione. È uno stadio che vibra davvero. Non lo dico soltanto per nostalgia: ne ho parlato anche nella mia autobiografia. È un'esplosione di passione e, in quel momento, ti rendi conto di essere stato tu ad accendere quell'incendio.
È un'emozione che si riesce a ritrovare anche nella vita lontano dal calcio?
È difficile. Nella vita puoi avere gioie immense, per esempio con i figli, ma quella scossa elettrica è qualcosa di diverso. È un cortocircuito emotivo che dura pochi secondi e che rimane dentro per sempre. Non è soltanto la felicità personale di aver segnato: è sapere di aver regalato un'emozione a decine di migliaia di persone, tutte insieme, nello stesso istante. È qualcosa di pazzesco, che non si dimentica.
Per concludere, che cosa non deve mancare alle due squadre per affrontare al meglio la stracittadina?
La capacità di gestire la pressione e di restare concentrate. Il derby non è una partita come le altre e non puoi pensare di affrontarlo facendo calcoli. L'Inter deve ritrovare solidità difensiva e limitare gli spazi concessi agli avversari; il Milan deve sfruttare le proprie qualità offensive e colpire con decisione quando ne ha l'occasione. Poi, naturalmente, ci sono gli episodi, i duelli individuali e l'atmosfera di San Siro. Ma una cosa è certa: per vincere il derby bisogna arrivarci con la testa e con le gambe, senza risparmiarsi.