Spalletti non è stato confermato, la Juve lo ha messo in pausa: Pioli pronto, per il futuro non c’è solo Conte
Luciano Spalletti non è stato confermato dalla Juventus, ma messo in pausa. È questo il senso della fiducia a termine che gli è stata concessa dopo la sconfitta pesante (0-3) subita in casa contro la Lazio. Si va avanti, ma i bonus di credibilità sono esauriti e la data di scadenza è vicinissima. Ha tre, massimo sei partite di tempo per giocarsi l'ultima possibilità accordatagli dalla proprietà e invertire la tendenza negativa: 4 gare di campionato e 2 di Europa League poi arriveranno la sosta e il redde rationem. È ancora in grado di guidare la squadra e, soprattutto, i calciatori sono disposti a seguirlo? Il campo darà le uniche risposte che contano davvero. "Fino a ieri pensavo di poter dire di sì, oggi non lo so", il tecnico ha replicato così alla domanda se ha il controllo dello spogliatoio. Nel fare appello ai senatori sta implicitamente ammettendo il proprio vuoto di potere.
Pioli è la soluzione tampone individuata, Conte resta sullo sfondo
Quel vuoto la Juve ha già pensato come colmarlo se dai prossimi incontri con Rennes, Lecce e Genoa non arriverà la reazione immediata e si dovesse giungere con l'acqua alla gola alla sfida col Napoli. Un ‘piano b' è sul tavolo, così come il nome dell'eventuale sostituto che servirebbe a portare a termine la stagione nel miglior modo possibile qualora la situazione divenisse irrecuperabile e non ci fosse altra soluzione all'esonero. Stefano Pioli è il profilo considerato ideale per stabilizzare il gruppo ed evitare scossoni ulteriori fino al termine del campionato. Antonio Conte è la figura che scalda la piazza, in virtù del passato e di quanto fatto a Napoli nell'ultimo biennio (scudetto, supercoppa italiana), ma è candidatura per il futuro. Nel paniere, però, ci sono anche altri allenatori ritenuti possibili per un progetto di medio-lungo termine: Francesco Farioli (attualmente sulla panchina del Porto) e Simone Inzaghi (Al-Hilal).

Perché la Juve ha scelto di tenere ancora Spalletti
La ragione del mancato esonero è anche di tipo economico: cambiarlo ora costa tanto per il contratto fino al 2028 rinnovato nella scorsa primavera e uno stipendio da 5 milioni netti (coi bonus può arrivare fino a 6) che a bilancio ha un peso di quasi 10 milioni lordi. Poi c'è l'ultima chance che vale come ultimatum e che gli è stata riconosciuta quale ennesimo attestato di stima. A patto che il campo racconti un'altra formazione rispetto a quanto visto finora. E quella vista domenica sera con la Lazio è stata una squadra (come ammesso dallo stesso Spalletti) senza idee, lenta di gambe e di testa. Una situazione difficile a cui si è aggiunto anche il caso Bremer (che sarà multato): il capitano ha accusato alcuni compagni di non dare tutto e nascondersi sotto i fischi. Si è chiarito davanti ai compagni e all'allenatore ma non basta a dissolvere tutte le ombre sul tecnico che deve dimostrare di avere le redini in mano. Pioli è già sull'uscio.