Spalletti riunisce la Juve dopo le accuse in TV di Bremer: il capitano si spiega davanti ai compagni

Luciano Spalletti stringe la mano a Gleison Bremer in un ambiente interno della Juventus.
Luciano Spalletti e Gleison Bremer in un'immagine di repertorio. Dopo le dichiarazioni del capitano in TV, il tecnico ha riunito la squadra per un chiarimento.
Luciano Spalletti ha affrontato davanti alla squadra il caso scoppiato dopo la sconfitta contro la Lazio. Bremer ha spiegato ai compagni il senso delle accuse lanciate in televisione. Nessuna sanzione per il capitano, ma il tecnico deve ricostruire il rapporto con il gruppo.

Luciano Spalletti ha radunato la Juventus per affrontare il "caso Bremer" davanti alla squadra. Dopo le accuse lanciate in televisione dal capitano contro i compagni che si nasconderebbero nei momenti difficili, il tecnico è intervenuto direttamente nello spogliatoio. E il brasiliano ha dovuto spiegare agli altri giocatori bianconeri il senso di quelle sue pesanti dichiarazioni, riconoscendo di aver parlato a caldo sotto l'effetto della rabbia per l'umiliante 0-3 casalingo contro la Lazio.

Alla ripresa dopo la sconfitta, Spalletti ha difatti richiamato il gruppo alla responsabilità delle parole pronunciate pubblicamente, perché certe accuse rischiano di ferire i compagni. Glaison Bremer ha quindi chiarito davanti a staff tecnico e calciatori la propria posizione: "Ero arrabbiato, non volevo mandare quel tipo di messaggio", è stata infatti la spiegazione data dal centrale difensivo sudamericano allo spogliatoio bianconero. Per il resto, non ci sono state multe o provvedimenti sulla fascia di capitano, che resta al brasiliano.

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Le accuse di Bremer in TV e la risposta di Spalletti

Un chiarimento necessario dopo quanto accaduto durante le interviste TV di domenica sera, in seguito al pesante 3-0 subito dalla Juventus allo Stadium contro la Lazio che sancisce di fatto uno dei peggiori inizi di campionato dei piemontesi e che ha fatto emergere i primi dubbi sulla gestione tecnica della squadra. Intervenuto ai microfoni di Sky, Bremer aveva infatti parlato apertamente delle difficoltà caratteriali di alcuni compagni, sostenendo di non poterli prendere tutti in braccio e denunciando come qualcuno, davanti ai fischi dei tifosi, tendesse a nascondersi per paura.

Il capitano aveva precisato di non voler puntare il dito contro nessuno, ma le sue parole indicavano comunque una responsabilità precisa all'interno della squadra: la mancanza di carattere di alcuni compagni. Senza fare nomi, Bremer aveva introdotto una distinzione tra i giocatori proprio mentre la Juventus usciva dal campo dopo aver subito tre gol davanti al proprio pubblico.

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Parole alle quali Spalletti aveva risposto immediatamente, sempre in televisione, ricordando al capitano che anche lui aveva preso parte alla sconfitta e non poteva chiamarsi fuori dalle responsabilità collettive. Il tecnico aveva insistito sulla necessità di analizzare prima i propri errori, anziché cercare quelli degli altri. È lo stesso principio che il toscano ha poi riportato davanti al gruppo, chiedendo al capitano di chiarire il significato del suo intervento pubblico.

C'è poi anche un altro elemento che aiuta a comprendere la tensione che aleggiava nello spogliatoio del club bianconero. Nelle dichiarazioni post-match Spalletti aveva individuato nella fragilità mentale uno dei problemi della squadra, richiamando la necessità di maggiore coraggio e carattere. Bremer, nella sua uscita pubblica a caldo dopo il cocente ko casalingo, aveva quindi toccato un problema riconosciuto anche dall'allenatore, ma attribuendolo pubblicamente ad alcuni compagni.

La riunione d'emergenza ha permesso quindi al capitano di fornire la propria spiegazione, senza ulteriori conseguenze disciplinari. Un chiarimento, che non basta però a stabilire che ogni tensione sia stata superata. Dopo la Lazio, interrogato sulla capacità della squadra di seguirlo ancora, Spalletti aveva difatti ammesso di dover riconsiderare le proprie certezze. Il chiarimento con Bremer è dunque un primo intervento sul rapporto fra i giocatori, mentre resta aperta la questione più difficile per l'allenatore: ritrovare una risposta collettiva sul campo.

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