La Serie A è pronta ad accettare le decisioni che arriveranno dal Governo, in ottemperanza a ciò che è stato già anticipato in una linea comune che sottometterà le istituzioni calcistiche all'ultima volontà istituzionale. Ma si prepara anche ad una eventuale estate di ricorsi in tribunale perché se non si giocasse più e dovessero venire effettuate delle scelte non tutti i club le accetterebbero senza replica. Tra questi c'è la SPAL che, in zona retrocessione quando il campionato si è fermato, ha annunciato oggi per via del suo presidente Walter Mattioli, che non accetterà alcun verdetto d'ufficio.

Dunque, il club ferrare è pronto a giurare battaglia per non permettere una retrocessione che arriverebbe a campionato ancora da concludersi, con un numero di gare da disputare, ancora sufficienti per salvare nella permanenza in Serie A. Il discorso di Mattioli è stato lineare, preciso: "Ci rivolgeremo alla giustizia, procederemo a tutti i ricorsi possibili. La Serie B a tavolino non l'accetteremmo passivamente, anzi. Siamo pronti a giocarcela fino in fondo, sul campo".

Una via che il calcio non ha mai preso in considerazione, provando a concentrarsi su altre priorità, come la ripartenza, i calendari, le formule da adottare. Ma i ricorsi e i tribunali sono comunque un pensiero persistente e un percorso plausibile che, in altre federazioni europee, alcuni club o hanno già iniziato a procedere o hanno minacciato sicure vie legali. Tutto ciò che il calcio italiano sta provando in ogni modo a scongiurare ma che pende come una spada di Damocle, in base all'ultima definitiva decisione del Governo.

Se il presidente Mattioli non ha utilizzato mezze misure anche il patron della SPAL, Colombarini nella conferenza stampa di lunedì 11 maggio non è stato da meno: "Il percorso tracciato sarebbe quello del tribunale: se il campionato non dovesse ripartire tuteleremo i nostri interessi. Non potremo accettare senza dire nulla che la SPAL venga retrocessa senza giocare una partita"