Nove anni fa, sembra ieri perché certe cose non le cancella nemmeno il tempo. È il 14 aprile 2012, Piermario Morosini muore in campo a Pescara per arresto cardiocircolatorio a 25 anni. Nel corredo accessorio di dolore e disperazione ci sono (anche) le immagini del giocatore del Livorno che crolla sul prato dell'Adriatico. Non si alzerà mai più, stroncato da una cardiomiopatia aritmogena che nessuno gli aveva mai diagnosticato. I tre medici che erano stati in condannati in primo e secondo grado con l'accusa di omicidio colposo per il mancato utilizzo del defibrillatore sono stati assolti dopo il nuovo processo ordinato per l'intervento della Corte di Cassazione che (ad aprile 2019) annullò la sentenza di condanna.

Nel girono della tragica ricorrenza l’Atalanta ha ricordato Piermario Morosini pubblicando sul proprio sito una dedica speciale, un pensiero rivolto al ragazzo cresciuto nel settore giovanile della ‘dea' e che "per sempre con noi".

Il tempo passa, ma il suo ricordo resterà sempre nei nostri cuori, più vivo che mai. Il 14 aprile 2012, a Pescara, veniva a mancare Piermario Morosini – si legge nel comunicato del club orobico -. Sono passati nove anni, ma sembra ieri… Il presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta lo ricordano con immutato affetto. Piermario sempre con noi.

Morosini, bergamasco originario del quartiere Monterosso, aveva iniziato la carriera nella sua città. La ‘dea' lo aveva preso per mano e portato sui campi di gioco perché inseguisse quel sogno che la vita avrebbe spezzato troppo in fretta. Nel 2002 arrivò anche la prima gioia: la vittoria dello scudetto Allievi Nazionali con Alessio Pala. Non riuscì mai a indossare la maglia della prima squadra e venne ceduto in prestito all’Udinese. Fu come abbandonare la casa del padre per avventurarsi in un viaggio tutto nuovo  giocando anche con Bologna, Vicenza, Reggina,  Padova e Livorno.