La Champions è qui e termina una fase che rispecchia molto da vicino una sorta di letargo invernale in cui le posizioni acquisite a dicembre sono rimaste più o meno stabili. Stabile è anche la difficoltà di alcuni nell’ambiente juventino ad accettare tutto quello che è Maurizio Sarri. Una stabilità in alcune opinioni che si sta troppo allargando, divenendo discorso pubblico, e portando di conseguenza instabilità nell’ambiente.

Da giugno si dice che Sarri non è da Juve perché non ha lo stile juventino, ovvero quel mix di aplomb, sicumera e grevità bonipertiana-trapattoniana che sempre si cerca soprattutto negli allenatori, e ha poche possibilità di sfruttare al meglio una rosa in cui i calciatori principali non sono adatti al tipo di calcio che ha sempre proposto.

Questi due assunti rispecchiano fedelmente la realtà, lo ha sempre detto anche l’allenatore toscano. Soprattutto la rosa è quanto più di anti-Sarri ci sia. I centrali difensivi non riescono a fare il lavoro di accorciamento della squadra necessario per tenere sempre il pallone nella metà campo avversaria. Cristiano Ronaldo è un "cavallo pazzo" che si muove a suo piacimento e non ammette costrizioni. Per trovare un terzino decente Sarri ha dovuto "riciclare" Cuadrado. Sarri e la Juve quindi sembrano non essere fatti per stare insieme ma se poi si valuta la situazione attuale quella che è stata già definita crisi è una mezza barzelletta.

Non solo perché la Juventus ha ottime chance di vincere lo scudetto (il decimo, con tutto quello che vuole dire in ottica motivazionale vincere così tanto) e ha più che ottime possibilità di arrivare in finale di Coppa Italia dopo il pareggio di Milano, ma soprattutto perché deve giocare gli ottavi di finale di Champions League con una squadra pienamente alla sua portata.

Ecco la parola magica, Champions League. Rispetto agli scorsi anni in cui la Juve ha voluto dimostrare fin da subito il suo strapotere selvaggio, soprattutto in casa, credo che questa volta abbia risparmiato in primo luogo energie nervose per queste benedette/maledette sette partite che la separano dal vero obiettivo per cui Agnelli ha coraggiosamente scelto Maurizio Sarri.

Lo scorso anno l’intera rosa juventina ha compreso come arrivare anche solo leggermente meno cattivi a queste sette partite vuol dire poterle perdere contro tutti gli avversari. Le sette partite della Champions sono davvero sette finali, da giocare con una concentrazione e un’energia mentale così focalizzata che non solo può portare a rilassamenti durante il cammino, quindi da oggi fino a maggio, ma anche a risparmi preventivi nei mesi precedenti.

Oggi la Juve sembra simile ad alcune squadre del passato che erano pronte al collasso, come la Lazio irascibile del 1974 o il Napoli appeso al Maradona furente del 1990. Leggendo i giornali del tempo fa ridere quante volte quelle squadre sono state definite in crisi e pronte al tracollo totale. Entrambe hanno raggiunto il loro obiettivo massimo. Attenzione quindi a dare per sottosopra il mondo juventino. Ha solo bisogno di riaccendere il bottone e scaricare quello che ha accumulato in questi mesi di “crisi”.