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Paulo Fonseca: “Ero con De Zerbi in un bunker mentre arrivavano i russi, fu una notte di terrore”

Il drammatico racconto di Paulo Fonseca sulla fuga dall’Ucraina nel 2022: le ore di terrore chiusi in un bunker sotto le bombe insieme a Roberto De Zerbi e ai giocatori dello Shakhtar.
A cura di Marco Beltrami
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Paulo Fonseca non potrà mai dimenticare la fuga dall'Ucraina nel 2022. L'allenatore portoghese ex Milan che oggi guida il Lione ha parlato di quanto accaduto quando si trovava a Kiev per aiutare la famiglia di sua moglie. Fonseca e i familiari si ritrovarono in un bunker con il collega Roberto De Zerbi e tutta la formazione dello Shakhtar. Impossibile dimenticare quei momenti e il terrore per i primi bombardamenti dei russi.

Fonseca e la notte di terrore in Ucraina con De Zerbi

In un'intervista a LL'Équipe Fonseca ha rivissuto tutto, partendo dalla necessità di trovare rifugio per una situazione degenerata rapidamente. Fondamentale la solidarietà del suo ex club che decise di aiutare il portoghese e i suoi cari: "Il presidente dello Shakhtar possiede un hotel con un bunker al primo piano interrato. Siamo andati lì. Abbiamo trascorso una notte insieme a Roberto De Zerbi, che allora era l'allenatore del club". Il tecnico italiano guidava lo Shakhtar e anche lui si rese subito conto che non ci sarebbe stato più spazio per il calcio giocato.

Fonseca ha raccontato: "De Zerbi era lì con il suo staff tecnico e la maggior parte dei giocatori brasiliani della squadra. Eravamo forse in 60, terrorizzati, perché guardavamo in televisione i soldati russi che cercavano di entrare a Kiev". Dopo quella notte iniziò il lungo viaggio del mister portoghese che con la sua famiglia riuscì a salire su un minibus per lasciare l'Ucraina, in un tragitto durato poi 30 ore: "Non ci penso tutti i giorni, ma è un ricordo sempre vivo dentro di me. Ho avuto paura per la vita di mio figlio e di mia moglie". Dopo aver evitato le zone attaccate dell'esercito russo, il ritorno al sicuro, con un bagaglio di ricordi indimenticabili.

Paulo Fonseca durante l’esperienza in Ucraina
Paulo Fonseca durante l’esperienza in Ucraina

Il trauma dell'esperienza della guerra in Ucraina

Lo ha confermato lo stesso Fonseca, ancora molto traumatizzato e sempre vicino all'Ucraina: "Loro cercano di vivere una vita normale. Ma non c'è normalità. Hai un figlio, lo porti a scuola la mattina e ti chiedi cosa possa succedere a scuola. Una bomba può cadere sull'edificio e non rivedrai mai più tuo figlio. L'altro giorno ho visto quel neonato salvato miracolosamente dalle fiamme dai vigili del fuoco… Immaginate cosa significa: andate a lavorare e da un momento all'altro una bomba può cadere sul posto in cui si trova la vostra famiglia, e soprattutto i vostri figli. La gente cerca di vivere una vita normale, ma credo sia impossibile. È una quotidianità terribile".

E chissà che il futuro non lo riporti a Kiev o Donetsk per lavorare: "Adoro Kiev, adoro l'Ucraina. Mi piacerebbe tornare in Ucraina per lavorare, per aiutare questo Paese, per sviluppare il calcio, che ha un potenziale immenso. Mi piacerebbe molto allenare la nazionale, o tornare allo Shakhtar. Fa parte dei miei sogni per il futuro. Non so quando, ma amo l'Ucraina e gli ucraini. E sento che, in un certo senso, devo restituire tutto quello che mi hanno dato". 

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