Fa un certo effetto notare che, in casa dell'Olanda, la percentuale di possesso palla (60/62%), il numero dei passaggi effettuati e quelli riusciti siano appannaggio dell'Italia (88%). Così come la voce "grandi occasioni" create (4) assieme ai tiri scagliati da dentro l'area (9, 15 quelli totali) premino il dinamismo, la determinazione e soprattutto la capacità di una squadra che quando sale di giri può far male. Cosa le manca? L'acuto finale. Il calciatore che – come si dice in gergo – la butta dentro e capitalizza al massimo la chance ricevuta. Eppure, nonostante la presenza in rosa di Immobile (Scarpa d'Oro), l'impressione è sempre che alla Nazionale manchi qualcosa per ammazzare la partita. Dettagli che, assieme alla buone condizione fisica in crescendo, si compensano con la prova corale, "di squadra" che strappa consensi. E il successo (1-0) va anche stretto rispetto a quanto emerso nel corso del match.

Se la prestazione contro la Bosnia Erzegovina aveva destato qualche perplessità soprattutto per poca brillantezza, la prova degli Azzurri ad Amsterdam ha destato sensazioni positive. I numeri non dicono tutto ma il rilevamento statistico complessivo – in particolare i dati raccolti nella prima frazione – raccontano di una Nazionale che ha mostrato capacità di gioco, palleggio, costruzione della manovra, abilità nel tenere alto il pressing e baricentro, ricamare azioni da rete.

Zaniolo, Immobile, Insigne e Barella vanno più volte vicini al gol che arriverà grazie allo stacco del centrocampista dell'Inter. Un colpo di testa perfetto (Aké e Virgil van Dijk stanno a guardare…) a coronamento di un capovolgimento di fronte orchestrato dal bomber della Lazio e della Serie A, prezioso anche in versione assist-man. Tutto molto bello e incoraggiante, anche al netto di un avversario che ha sofferto gli Azzurri per tutto il match. Peccato che la preoccupazione per le condizioni del talento giallorosso (costretto ad abbandonare il campo per infortunio al ginocchio sinistro, si teme per la lesione del crociato) smorzino tanto entusiasmo.

Jorginho (solito metronomo) e Locatelli (prova di personalità) davanti alla difesa, Barella incursore. Mancini sembra trovare così la quadra nella zona nevralgica. Insigne nel ruolo "di lotta e di governo" fa gli straordinari sulla corsia mancina e, quando può innesca anche il tiro a giro (il portiere degli orange gli dice di no in avvio di secondo tempo). Kean – subentrato a Zaniolo, sente il fiato sul collo di Mancini e sbaglia un gol quasi fatto in contropiede – pure dà segnali incoraggianti: il ct gli chiede (anche) di sacrificarsi e lottare in copertura. L'attaccante dell'Everton lo fa nel migliore dei modi: cuce e affonda il colpo mancando d'un soffio anche la deviazione vincente. L'unico brivido per gli Azzurri lo provoca l'ex Ajax van de Beek (calcia al volo ma Donnarumma compie una parata strepitosa).

Vittoria legittima. Non basta ancora per ipotecare il primato nel girone che regala l'accesso alla Final Four (gli Azzurri sono comunque in vetta, +1 davanti alla stessa Olanda e alla Polonia che ha battuto la Bosnia), un miglioramento nel Ranking e la possibilità di arrivare al sorteggio del Mondiale 2002 senza il fiatone. Ma va bene così. Adesso i riflettori sono tutti puntati sull'Europeo e il collaudo, almeno per ora, è positivo.