A poche ore dalla sfida con l’Atalanta, che potrebbe essere decisiva per il futuro di Gennaro Gattuso sulla panchina del Napoli, tra i tifosi azzurri sembra prevalere il pessimismo. Le ultime prove offerte da Insigne e compagni e le tante sconfitte inanellate nelle ultime settimane, infatti, sembrano averli scoraggiati.

Una squadra schizofrenica, eternamente alla ricerca di un'identità

Dal 6-0 rifilato alla Fiorentina, ultima prova convincente offerta dagli azzurri, sono trascorsi ormai 35 giorni. Era il 17 Gennaio e il Napoli era reduce da un allenamento saltato in favore di un rilassante pranzo ad Ercolano. Gattuso, resosi conto d’aver agito sempre con i giocatori come fosse un “martello pneumatico”, decise di regalare loro un po’ di riposo e spensieratezza. I risultati furono incredibili: 4 gol nei primi 45’, con “la viola” spazzata via dal campo con un punteggio tennistico.

Il Napoli, quel giorno, era nella sua versione migliore: pressing alto, atteggiamento spregiudicato, palla che gira rapidamente, precisione estrema nei passaggi, voglia, entusiasmo, gol. Quei gol che, forse, riescono più semplici quando si è tranquilli e in fiducia. Magari di buon umore. Un buon umore svanito molto presto, come quelle piccole nuvole isolate, che per un po’ si “piazzano” davanti al sole, ma che non rappresentano una vera minaccia per il benessere di chi si sta esponendo ai suoi raggi. Un buon umore svanito così presto che, 35 giorni dopo, sembra sia passata un’era geologica.

Dal 4-2-3-1 più sbilanciato che propositivo al ‘catenaccio'

Soltanto tre giorni dopo la maiuscola prova offerta contro la Fiorentina (20 Gennaio 2021), ecco che il Napoli entra nella fase più schizofrenica dell’era Gattuso. Si parte dalla sfida in Supercoppa con la Juventus, affrontata dagli azzurri con un 4-1-4-1 “superabbottonato”, che per larghi tratti della gara è stato addirittura un 4-5-1. Con i giocatori tutti dietro la linea della palla, in fase di attesa per quasi tutta la gara, anche dopo lo svantaggio arrivato al 64’ col gol di Cristiano Ronaldo. Un atteggiamento quasi rinunciatario, che in molti non hanno compreso e che è stato sottolineato da una parte della stampa nazionale e locale.

La sconfitta pesa. Gattuso inizia ad avvertire la pressione e anche un po’ di sana rabbia: non ama che gli altri alzino coppe davanti a lui, anche se in questo caso a farlo è il suo caro amico, Andrea Pirlo. Quattro giorni dopo il Napoli va a Verona (24 gennaio) e crolla: 1-3. Una delle peggiori prestazioni offerte da quando sotto il Vesuvio è arrivato Ringhio. E allora De Laurentiis, d’istinto, alza il telefono. Chiama Benitez, poi Mazzarri, c’è chi dice Sarri. Lo dice a parte della stampa, Gattuso si risente e va in panico.

Il dopo Verona, tre gare e un comune denominatore: la paura

Il panico, si sa, porta a scelte poco lucide. Ed ecco che l’allenatore del Napoli inizia con una serie di decisioni che, per molti, sono apparse incomprensibili. Si parte con il secondo tempo della sfida di Coppa Italia con lo Spezia, giocatasi al “Maradona” il 28 gennaio scorso. Lozano e compagni si mostrano nuovamente nella loro versione migliore: 4 gol in appena 40’. Il Napoli, va ricordato, nel frattempo sta perdendo i pezzi, con una serie di defezioni dovute a squalifiche, infortuni e casi di Covid-19. Sarebbe una di quelle situazioni in cui dosare le energie, far correre la palla (e gli avversari), puntare sul possesso. Non per Gattuso, però.

La ripresa della sfida di Coppa con lo Spezia, infatti, vede il Napoli tutto dietro la linea della palla, a coprire ossessivamente ogni spazio, lasciando il possesso del pallone ai liguri. Si sente Gattuso urlare dalla panchina per 45’ e i giocatori che, chi più convinto chi meno, cercano di seguirne i dettami tattici. Gli azzurri subiscono due gol, figli per lo più della paura e il tecnico si arrabbia, la squadra spende (inutilmente) energie a profusione. “Perché non dobbiamo assolutamente prendere gol”. In una gara secca di Coppa Italia, mentre conduci 4-0? E perché, Ringhio? In molti se lo stanno ancora chiedendo.

Non l’attuale allenatore del Napoli, evidentemente, dal momento che ha deciso di replicare quell’atteggiamento da “esercitazione difensiva”, quasi militare, anche in alcune delle partite successive. Ma andiamo con ordine.

31 gennaio, la gara con il Parma: azzurri che diventano azzurri solo dopo il 2-0

Tre giorni dopo l’esercitazione militare vista nei secondi 45’ con lo Spezia in Coppa Italia, al “Maradona” è la volta del Parma. Non esattamente una corazzata, mettiamola così. Una squadra abile in contropiede e negli spazi, ma che conosce solo quel canovaccio. In settimana, intanto, le voci sul possibile esonero di Gattuso diventano insistenti e quel contratto che sembrava ormai essere prossimo al rinnovo, tra lui e De Laurentiis, diventa soltanto un ricordo di un’unione di intenti e prospettive che, forse, è svanito.

Così come è svanito il Napoli, più grigio che azzurro ormai, che contro il Parma offre una prova piatta, vincendo 2-0 e lasciando il controllo del gioco agli emiliani. Fino al 2-0, però, lasciando intravedere sprazzi del “vecchio Napoli” soltanto una volta passata la paura. Una scelta speculativa, prudente, operata dall’allenatore con il solo intento di salvare la panchina. Il pressing ultraoffensivo, il calcio propositivo, i tre o quattro attaccanti, ormai, sono solo un ricordo. E resteranno un ricordo anche nella sfida del 3 febbraio, in semifinale di Coppa Italia con L’Atalanta (0-0), affrontata dagli uomini di Gattuso con il solo intento di limitare i danni.

La sfida di coppa al ‘Maradona' con l'Atalanta: il manifesto del catenaccio

Il Napoli contende ai ragazzi di Gasperini ogni pallone, con feroce determinazione. Rinunciando, però, quasi del tutto a giocare. La regola che dice che i gol valgono doppio quando realizzati fuori casa induce Gattuso a una scelta chiara. Primo obiettivo: non prenderle. Ne esce fuori una gara noiosa, con gli azzurri che sembrano puntare tutto sul ritorno. A Bergamo. Chissà poi perché. In molti se lo stanno ancora chiedendo.

La (bella) gara con il Genoa e i giudizi da ‘resultadisti'

Stavolta, però, forse se l’è chiesto anche Gattuso. Ed ecco che il Napoli, in casa del Genoa, fa ancora sfoggio del suo trasformismo schizofrenico: a Marassi è un Napoli quasi spumeggiante, che costruisce palle-gol come se non ci fosse un domani e che esce sconfitto (1-2) solo per puro caso, o meglio per errori individuali di alcuni giocatori del pacchetto arretrato. Gli azzurri creano tanto e concedono poco, ma raccolgono niente. E la stampa, locale e nazionale, non perdona Gattuso. Stavolta, a dire il vero, in maniera piuttosto immotivata, vista la prova offerta dal Napoli al “Ferraris”. Ma nel calcio, si sa, sono troppo spesso i risultati a fare i giudizi e la filosofia che in Spagna è chiamata “resultadismo” (ossessione per i risultati, sulla cui base vengono tracciati tutti i giudizi), in Italia la fa da padrone da sempre.

Il miglior attacco è la difesa? le ultime tre gare e un epilogo scontato?

Le critiche ormai travolgono Gattuso e la paura se ne impadronisce. Il ritorno al catenaccio, dunque, è inevitabile: con l’Atalanta (ritorno di Coppa, 1-3) a Bergamo, al “Maradona” con la Juventus (1-0 per gli azzurri) e a Granada in Europa League (0-2) si assiste sempre allo stesso copione. Il Napoli che si difende compatto dietro la linea della palla e attende. Faticando a superare il centrocampo, faticando a costruire da dietro, prendendosi rischi enormi nel far girare palla negli spazi stretti con i propri difensori sempre pressati, senza quasi mai rendersi pericoloso.

La vittoria ottenuta dagli azzurri con la Juve, per qualcuno, è foriera di nuove energie. In realtà è un episodio, dettato dal caso, dalla grande prestazione difensiva fornita in quel frangente da Maksimovic e Rrahmani, dalle parate di Meret, dall’imprecisione di Cristiano Ronaldo, che sbagliò diversi gol facili. A dimostrarlo è la prova veramente sconfortante offerta dal Napoli in Spagna, nel primo turno ad eliminazione diretta di Europa League.

Anche in quel caso il Napoli rinuncia a giocare. E stavolta davanti non ha la Juventus o l’Atalanta di Gasperini… ma il Granada. A qualcuno, stavolta, sembra davvero troppo. Ecco perché, a poche ore dall’ennesima sfida con l’Atalanta, tra i tifosi partenopei sembra esserci più attesa per l’esonero di Gattuso che per la partita in sé.