Grave lutto per Carlos Tevez. È morto il papà del bomber del Boca Juniors con un passato italiano nella Juventus. Segundo Tevez, padre adottivo del classe 1984, si è spento dopo una serie di gravi problemi di salute che lo avevano afflitto nell'ultimo anno, tra cui anche il Coronavirus. L'Apache, come annunciato dal suo club, ha lasciato il ritiro e non scenderà in campo dunque nel confronto contro il Newell's. Il giocatore era molto legato a "Don Segundo", che lo ha cresciuto senza fargli mancare mai niente nonostante le tante difficoltà.

Non c'è stato niente da fare per Segundo Tevez che dopo lunga battaglia contro la malattia si è dovuto arrendere. Quasi un anno fa, il papà di Carlos Tevez aveva subito un intervento chirurgico al collo. In occasione di una delle successive visite mediche poi come se non bastasse è arrivato anche il Coronavirus, che ha complicato e non poco il quadro di Segundo, che nella sua vita ha dovuto fare i conti anche con il diabete. Da lì in poi è iniziato un vero e proprio calvario, che si è chiuso definitivamente poche ore fa, come confermato anche dal Boca Juniors con una nota ufficiale.

Carlos Tevez appena ha appreso la triste notizia è tornato a Buenos Aires per stare vicino alla famiglia. L'Apache non ha mai nascosto il suo legame molto forte con il genitore, che nel 2014 era stato anche rapito e poi liberato nel giro di poche ore dopo il pagamento di un riscatto. In un'intervista a TyC Sports, Tevez aveva parlato così del suo padre adottivo: "Mio padre si è preso cura di me senza avere niente a che fare con me . Ha visto un ragazzo che era indifeso, che non aveva una guida, e si è preso cura di qualcosa che non doveva. In tutta la mia vita non ha mai fatto la differenza con El Chueco, che era suo figlio. È sempre stato un punto di riferimento per entrambi".

Un rapporto forte e sincero, con Segundo Tevez che non gli ha mai nascosto la verità: "Un giorno mi ha afferrato e mi ha parlato del mio vero padre. Mi ha detto che non era mio padre, mio ​​padre era stato ucciso prima che io nascessi. Quello è Segundo, quello che ha messo la famiglia sulle spalle e l'ha portata avanti. Mi ha sempre spinto nel giocare a calcia. Ha sempre lavorato e non ha mai voluto, che io lo aiutassi finanziariamente. Mi diceva che costruire muri era la sua vita, che si era divertito".