Il caldo. Il ritmo lento. Una gara che non decolla. Milan-Roma la ricordi più per l'eco che rimbomba in una cattedrale spoglia di tifosi come San Siro che per le "prodezze" in campo. E ci vuole coraggio definirle tali anche al netto delle attenuanti generiche che pure vanno concesse: match ravvicinati perché il calendario è serrato, la temperatura che tocca i 32 gradi, l'umidità al 60%, la condizione atletica e qualche assenza – in particolare Ibra tra i rossoneri – fanno parte del corredo accessorio della partita in onda alle 17.15.

È uno degli slot orari peggiori rispetto a quelli delle 19.30 o delle 21.45: dopo Brescia-Genoa di sabato pomeriggio questa volta è toccato al "diavolo" esibirsi nell'inferno del Meazza. Inevitabile che a risentirne siano stati lo spettacolo e soprattutto l'agonismo. Ma tant'è al momento e di più non è possibile: intorno alla mezzora è lo stesso direttore di gara a fermare il gioco per consentire ai calciatori di idratarsi per qualche minuto prima di fischiare la ripresa del match.

Fa caldo per tutte e due le squadre – ha ammesso Veretout alla fine del primo tempo nell'intervista a Dazn -. Dobbiamo fare meglio nella seconda parte della gara se vogliamo conquistare la vittoria. Le due squadre giocano ma dobbiamo muoverci di più sul campo per trovare spazio e attaccare di più.

Il centrocampista francese ha il fiatone ed è l'immagine della "fatica" per quanto sta accadendo sul rettangolo verde di San Siro. La fase di studio abbastanza lunga che scandisce la prima parte della sfida è lo specchio delle difficoltà incontrate dai calciatori. Lo stesso Lorenzo Pellegrini già nel corso del riscaldamento era stato protagonista di un episodio emblematico: un cooling break particolare… quando ha preso una bottiglietta d'acqua e invece di berla ha preferito usarla per irrorarsi testa e collo.