Marco Tardelli: “Solo Maradona ha fatto qualcosa contro la FIFA. Noi fummo dei vigliacchi, anche io”

Da diverse ore è tornato in auge, con il caso Balogun, il rapporto tra i calciatori e il potere del calcio mondiale. Le parole di Marco Tardelli, ex campione del mondo del 1982, è intervenuto durante la trasmissione della Rai ‘Notti Mondiali' sul ruolo delle istituzioni e dei giocatori, puntando il dito contro quella che definisce una responsabilità collettiva: il silenzio dei protagonisti davanti alle decisioni della FIFA.
Secondo Tardelli, nel corso degli anni i calciatori hanno progressivamente rinunciato a far sentire la propria voce, lasciando che fossero le federazioni e gli organismi internazionali a decidere senza una reale opposizione. Un atteggiamento che, a suo giudizio, ha contribuito a creare il sistema attuale, caratterizzato da calendari sempre più congestionati, competizioni in costante aumento e un peso crescente del potere economico sulle esigenze sportive.
Il riferimento inevitabile è a Diego Armando Maradona, uno dei pochi fuoriclasse che, durante la propria carriera, non esitò a criticare apertamente la FIFA e i suoi vertici: il fuoriclasse argentino denunciò più volte la gestione del calcio internazionale, mettendosi spesso contro il sistema e pagando personalmente il prezzo delle sue posizioni.

Tardelli: “Solo Maradona ha fatto qualcosa contro la FIFA"
Tardelli ha riconosciuto che, all'epoca, molti colleghi non ebbero il coraggio di sostenere quella battaglia: "La cosa grave secondo me, in tutto questo, è che i giocatori non hanno aperto bocca. Tutte le associazioni dei calciatori, non solo quella italiana ma anche le altre. L’unico che ha fatto qualcosa contro la FIFA è stato Diego Armando Maradona. Credo che fummo noi vigliacchi a non fare la cosa con lui: io mi metto fra quelli perché non ci ho creduto. Invece aveva assolutamente ragione, non l’abbiamo fatto e stiamo pagando".
Parole pesanti, che rappresentano anche una significativa autocritica. Tardelli, infatti, non scarica la responsabilità sugli altri, ma ammette di aver fatto parte di quella generazione che preferì non esporsi. Una confessione che assume ancora più valore considerando il prestigio dell'ex centrocampista della nazionale italiana e della Juventus.

Il tema torna di stretta attualità in un calcio sempre più saturo di impegni: l'espansione dei calendari, l'aumento delle partite per nazionali e club rendono l'agenda sempre più fitta e questo ha riacceso il confronto sul ruolo dei calciatori nelle decisioni che riguardano direttamente la loro attività. Sempre più spesso allenatori e protagonisti denunciano il rischio di un sovraccarico fisico e mentale, ma raramente queste prese di posizione si traducono in un'azione collettiva capace di incidere sulle scelte delle istituzioni.
Per Tardelli, Maradona in questo è stato un apripista a 360°: un uomo che ebbe il coraggio di sfidare apertamente il potere quando nessuno era disposto a farlo e, a distanza di anni, l'ex campione del mondo ammette che quella battaglia avrebbe meritato un sostegno molto più ampio e che il mancato appoggio dei giocatori rappresenta un'occasione persa di cui il calcio continua ancora oggi a pagare le conseguenze.
Diego contro il ‘Potere': la guerra trentennale tra Maradona e la FIFA
La battaglia tra Diego Armando Maradona e la FIFA è stata una guerra ideologica durata oltre trent'anni. Da un lato c'era il Pibe de Oro, autoproclamatosi sindacalista dei calciatori e difensore del popolo; dall'altro i vertici di Zurigo, da lui descritti come un ‘potere' mosso solo dal denaro.

Lo scontro esplode a Messico 1986, quando Diego attacca Havelange per gli orari folli di molte partite a mezzogiorno solo per favorire i palinsesti televisivi europei. Maradona dichiarò: "I padroni del calcio pensano solo ai soldi, non alla salute dei giocatori". Il punto di rottura totale arriva a Italia 1990, tra i fischi all'inno e un rigore contestato in finale. In mondovisione El Pibe de Oro insultò lo stadio e sul podio rifiutò di stringere la mano al presidente della FIFA. Nel 1994, il dramma: positivo all'efedrina negli USA, urlò al mondo: "Mi hanno tagliato le gambe". Diego accusò sempre i vertici del calcio di averlo prima sfruttato e poi incastrato perché scomodo. Per contrastare il monopolio di Zurigo, nel 1995 fondò a Parigi un sindacato mondiale dei calciatori, l'AIFP (Associazione Internazionale Calciatori Professionisti), insieme ad altri calciatori come Eric Cantona, George Weah e Gianluca Vialli. L'obiettivo dichiaratissimo è togliere il monopolio politico alla FIFA e ridare voce e diritti ai veri protagonisti del gioco.
La sua vendetta morale si consumò nel 2015 con il "FIFA Gate", lo scandalo che travolse Blatter. "Mi davano del pazzo, ma dicevo la verità: la FIFA è una mafia", dichiarò Diego con orgoglio. L'ultimo capitolo si consumò con Gianni Infantino nel 2019: una breve tregua da ambasciatore, poi lo strappo finale. Maradona sbatte la porta accusando anche la nuova gestione di non aver cambiato nulla nel sistema: "Gli avevo dato fiducia, ma dopo Blatter e Grondona a Zurigo non è cambiato assolutamente nulla".

Questa faida non è stata un semplice caso, ma la ribellione dell'anima popolare del calcio: Diego ha usato ogni microfono per denunciare il business che calpestava la salute degli atleti e i suoi attacchi frontali, spesso violenti e teatrali, hanno anticipato gli scandali che poi si sono avverati. Per la FIFA era un ribelle ingovernabile, per i suoi tifosi un eroe in lotta contro il potere. Fino alla fine dei suoi giorni, Maradona ha rivendicato l'indipendenza del campo dai palazzi.
Il suo lascito resta quello di un calciatore che non ha mai accettato di piegarsi ai compromessi commerciali. Una crociata personale che ha dimostrato come, per lui, il calcio fosse prima di tutto una questione di dignità.
"El futbol es el deporte más lindo y más sano del mundo. Porque se equivoque uno, no tiene que pagar el futbol. Yo me equivoque y pagué, pero la pelota no se mancha".
(La frase finale di Maradona del discorso che fece alla sua partita d'addio al calcio alla Bombonera nel 2001)