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Marco Tardelli: “Alla Juventus lasciassero lavorare di più Chiellini. La proprietà ha sbagliato”

Marco Tardelli a 360 gradi nell’intervista a Fanpage.it: dalla Juventus che ha perso la sua identità al calcio moderno “stravolto” dalle parole e dalla tecnologia. L’ex campione del mondo racconta la sua verità sui valori perduti, il rimpianto per le parole non dette a Paolo Rossi e la proposta per migliorare il VAR: “Metteteci dentro gli ex calciatori”.
A cura di Maurizio De Santis
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Cosa resta oggi dello ‘stile Juventus' e del calcio dei grandi valori? Marco Tardelli si racconta nell'intervista a Fanpage.it tra aneddoti su Michel Platini e Liam Brady, il ricordo commosso di Paolo Rossi e quello ancora adesso doloroso dell'Heysel, oltre a una critica severa al sistema mediatico e tecnologico attuale ("il VAR così com'è non mi piace"). L'icona da ‘urlo' del calcio italiano lo fa senza filtri, analizzando la ‘normalizzazione' del club bianconero, puntando il dito contro la perdita di riferimenti identitari che richiamano il romanticismo degli Anni Ottanta oggi diluito dall'industria sportiva nella quale "è finita l'anima degli uomini come Maldini o Totti che erano punti di riferimento importanti". Con un monito finale che vale per ogni generazione: "Non mollare mai".

Oggi la Juventus sembra essersi ‘normalizzata'. Cosa è successo?

"È successo che probabilmente hanno sbagliato qualcosa… probabilmente la proprietà non è stata proprio così dietro alla squadra. E adesso possono ripartire con Spalletti e tanta voglia di investire".

Cosa è rimasto dello stile Juve?

"Le cose che ho imparato me le ha insegnate mio padre, che mi ha educato bene. Poi, certo, ho seguito una disciplina che alla Juve c'era su determinate cose. Ma io ero preparato bene per quello che mi era stato trasmesso dalla mia famiglia".

A proposito di valori: da adolescente ha fatto il cameriere e aveva il ‘cuore dentro alle scarpe' per il sogno di diventare calciatore. Come si spiega questo oggi a un ragazzo che a 12 anni ha già il procuratore?

"Si spiega male… si spiega male per come vanno certe cose oggi. Deve essere bravo il padre a raccontargli cosa è veramente la vita e a rispettare quelli che sono i valori realmente importanti. Altrimenti poi si può creare un disadattato".

Marco Tardelli (a destra) accanto a Paolo Rossi e a Giancarlo Antognoni.
Marco Tardelli (a destra) accanto a Paolo Rossi e a Giancarlo Antognoni.

E, magari, sono gli stessi che escono dal campo e poi nello spogliatoio la prima cosa che fanno è prendere lo smartphone.

"Beh… diciamo che in famiglia non gli hanno insegnato proprio le cose giuste da fare ai momenti giusti".

Tardelli è rimasto alla Juve per dieci anni, un'eternità rispetto a chi adesso bacia la maglia dopo un gol e poi è pronto a toglierla alla prima offerta portata dal procuratore.

"Il calcio è cambiato… ci sono tante cose rispetto al passato che ne fanno parte. È difficile poter dare un giudizio su questo. Certamente oggi i calciatori sono dei professionisti che vanno in giro. Ed è diventato normale che vadano dove c'è chi offre di più".

È solo un cambio di costume o è proprio finita l'anima del gioco?

"No, è finita l'anima dell'uomo che sta in una società per dieci anni, vent'anni come Maldini o come Totti. Non ci sono più i punti di riferimento così importanti".

Nella sua Juve c'erano tanti calciatori forti: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea… un po' le vengono i brividi addosso quando sente quella formazione a memoria?

"Conservo tanti ricordi molto belli che mi hanno dato grande soddisfazione. È più facile naturalmente ricordare a quelli, a parte che erano quasi tutti italiani e un paio di stranieri al massimo".

Marco Tardelli in azione in un derby con il Toro, contrastato da Zaccarelli.
Marco Tardelli in azione in un derby con il Toro, contrastato da Zaccarelli.

Qual è l'insegnamento che ancora porta dentro di sé?

"Non mollare mai".

A Torino ha vinto tutto. Anche quella Coppa dei Campioni arrivata contro il Liverpool che è stata la cosa più bella e brutta per la Juve, passata in pochi mesi dalla vittoria in Supercoppa Uefa alla tragedia dell'Heysel.

"Quello è stato il momento più basso della mia vita e il più basso anche nel mondo del calcio (Tardelli ha spesso detto che è come se non avesse "mai vinto una Coppa dei Campioni", ndr). Tutto quello che è successo all'Heysel ha veramente dimostrato che quello non può essere definito calcio… che quella così è stata una roba pazzesca. Una partita di calcio che vai a vedere e poi non torni più a casa, è indescrivibile".

Paolo Rossi era un suo amico oltre che un compagno di squadra. Se oggi avesse la possibilità di parlargli, c'è qualcosa che vorrebbe dirgli e non ha mai fatto?

"Ci sono tante cose che non ci siamo detti… ma ci sono tante cose che abbiamo fatto insieme e sempre con il sorriso sulle labbra. Ecco se c'è una cosa che vorrei, è rivederlo per sorridere ancora un po' con lui".

E con Michel Platini pure fu intesa a prima vista?

"Ero ed eravamo tutti amici di Liam Brady con il quale avevo legato molto. A un certo punto è stato mandato via perché l'Avvocato voleva Platini e la sua partenza mi è dispiaciuta. Poi con Michel siamo diventati molto amici e per noi è stato molto importante".

Michel ’le roi’ Platini in azione con la ’vecchia signora’.
Michel ’le roi’ Platini in azione con la ’vecchia signora’.

Da un ex ‘dieci' a un altro ex dieci più recente: Alessandro Del Piero. Pur con le dovute proporzioni, può essere il Boniperti della Juve?

"No, non faccio questi paragoni… comunque lì alla Juventus c'è un ragazzo, che fra l'altro è un avvocato e che potrebbe fare qualcosa di positivo se lo lasciassero lavorare molto, se fosse un punto di riferimento soprattutto per la squadra. Si chiama Giorgio Chiellini".

Le piace come raccontano oggi il calcio in tivvù?

"No, assolutamente no. Perché? Non mi piace lo stravolgimento delle parole".

E invece il VAR, che sembra sia diventato uno stravolgimento del gioco, le piace?

"Anche questo non mi piace. Ma potrebbe cominciare a piacermi un pochino se mettessero dentro qualche giocatore".

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