Marco Amelia: “Buffon non lo sa, ma a volte pregavo si facesse male per giocare in Nazionale”

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Marco Amelia ha raccontato gli anni vissuti da portiere comprimario alle spalle dell’inamovibile titolare Gigi Buffon, tra sorrisi e orgoglio.

Ottanta convocazioni nella Nazionale ma solo nove partite all'attivo. Un rendimento particolare quello dell'ex portiere campione del mondo Marco Amelia che ha trovato in azzurro un totem come Buffon, titolare inamovibile. L'ex estremo difensore di Livorno, Roma, Genoa, Palermo, Milan e Chelsea che oggi allena a Malta l'Hamrun Spartans si sente davvero molto fortunato per aver condiviso la maglia dell'Italia con Gigi, anche se qualche volta ha anche simpaticamente  pregato affinché l'ex Juventus si infortunasse e gli lasciasse dunque via libera per la difesa dei pali della nostra rappresentativa. È stato lo stesso Amelia a raccontare il tutto con il sorriso ricordando quegli anni memorabili in cui ha contribuito anche lui ad uno storico trionfo iridato.

"Nove presenze nell'era Buffon equivalgono a giocarne 100 in una Nazionale normale, perché Buffon voleva giocare ogni singola partita". Così il classe 1982 prova a spiegare il suo orgoglio per aver dato il proprio contributo, seppur da comprimario, quando ancora vestire l'azzurro era considerato il "massimo" per un calciatore. Quegli anni di Italia, seppur con poche partite collezionate in amichevoli o qualificazioni a Europei e Mondiali, sono un fiore all'occhiello per Amelia nonostante alle volte per dirlo alla sua maniera "viaggiava con la Nazionale solo per portare la borraccia".

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Amelia e Buffon durante un allenamento in azzurro

Professionista esemplare l'ex portiere ha sempre lavorato duro in modo da farsi all'occorrenza pronto. Allenamenti sempre al top, per migliorare sé stesso e contribuire alla preparazione dei suoi compagni di reparto. Insomma Amelia faceva il suo e poi magari sperava in un aiuto dal caso: "Quando giocavamo contro il Brasile o un'altra amichevole – dichiara a Champions Connect –  o una gara di qualificazione contro la Germania o la Francia, io volevo giocare. E pregavo che Gigi si infortunasse! Ma per nove volte non è mai successo, dato che ho giocato nove volte… è successo solo nelle qualificazioni a Euro 2008. Ho giocato contro il Portogallo, contro Serbia e Montenegro. Ricordo di aver giocato benissimo, e ne fui felice. Sì. Ma ammetto che a volte pregavo per l'infortunio di Gigi (ride, ndr)".

Battute a parte come suddetto, la priorità era quella di onorare la maglia. E tutti, in primis lo stesso Buffon hanno sempre riconosciuto i meriti di Amelia. Quando non giocava, il suo ruolo era fondamentale nell'aiutare sia lo stesso Gigi che gli altri portieri. Solo così si cresce e si può lasciare il segno, anche senza poi collezionare minuti durante gli impegni ufficiali: "L'unica emozione era aiutare Gigi a stare sereno mentalmente, a essere pronto per la partita. Il mio ruolo era aiutarlo. E nel giorno di allenamento prima del match, mi allenavo al massimo per il bene della squadra. Perché se io mi alleno bene (pur non giocando) anche i compagni di squadra si allenano benissimo. È fondamentale per prepararsi contro l'avversario ed essere sempre pronti. A volte può succedere, prima o durante la partita, che il portiere titolare si faccia male o prenda un'espulsione, e magari chi è in panchina debba subentrare".

Non è un caso se i compagni lo soprannominavano Iceman a sottolineare appunto il sangue freddo e la capacità di farsi trovare sempre pronto al momento giusto. E il fatto che anche lui abbia fatto parte del gruppo campione del mondo ne è la totale conferma. D'altronde uno dei punti di forza di quella squadra fatta di giocatori eccezionali, che ora sembrano un lontano ricordo in questo momento avaro di gioie per il nostro movimento, era proprio lo spirito e la compattezza del gruppo. Tutti pronti a remare nella stessa direzione, senza polemiche e senza mugugni. Uomini veri prima di giocatori di livello assoluto.E lo sapeva bene Marcello Lippi che aveva plasmato quel gruppo a immagine e somiglianza al punto da rivolgere loro solo poche domande prima della finale dei Mondiali contro la Francia: "Siamo pronti. Andate e vincete. Fine".

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