Allegri a rischio esonero nel Napoli solo in un caso: da Montella a Pioli, i possibili sostituti

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Massimiliano Allegri sta vivendo un momento difficile a Napoli.
De Laurentiis non ha preso in considerazione l’ipotesi più estrema del licenziamento, ma le prossime partite con Bodo e Roma valgono già una stagione e possono aprire a nuovi scenari.

Sconfitta a Venezia, la quinta in 9 partite (Champions compresa). Non è solo una crisi di risultati, ma il crollo di un'illusione che è anche il peccato originale del Napoli. Le parole del presidente, Aurelio De Laurentiis, nel giorno dell'addio di Antonio Conte, danno la risposta alla situazione difficile in cui versa la squadra oggi: sostenne che senza gli infortuni avrebbe potuto competere per lo scudetto, suscitando il diniego risentito del tecnico. In mezzo c'è stata una sessione di mercato nella quale il mantra è stato "cedere", limitare al massimo gli acquisti e dimostrare che la rosa (compresi quei calciatori ripudiati dall'ex) era forte. Non era una certezza assoluta ma una scommessa rischiosa che il club sta perdendo. La fece anche nel post scudetto con Spalletti: la stagione successiva fu disastrosa. E Massimiliano Allegri, scelto perché l'aziendalista a cui è stato affidato il compito di produrre dividendi con quel gruppo, se ne sta accorgendo adesso. Non è ancora il momento della resa dei conti: la società ha escluso che l'esonero sia soluzione presa in considerazione. Ma le prossime due partite contro Bodo Glimt in Champions e Roma in campionato posso aprire a nuovi scenari.

Il peccato originale: perché Conte è andato via rinunciando a 8 milioni netti

Antonio Conte non ha lasciato uno stipendio da 8 milioni netti (15 lordi) per capriccio o perché, secondo la vulgata comune, è fatto così: più di due anni non è capace di restare alla guida di una squadra per i metodi che adotta e lo stress psico-fisico a cui sottopone i calciatori. Se n'è andato perché era pienamente consapevole di un fattore che Allegri ha (forse) sottovalutato: un insieme di giocatori logori, saturi, malcontenti per varie ragioni. E soprattutto fragile. Quella vulnerabilità muscolare che a Napoli hanno raccontato come colpa degli allenamenti massacranti del salentino era un campanello d'allarme. Non un alibi. Il tecnico livornese non se l'è chiesto davvero (e chissà cosa gli hanno spiegato). Non ha avanzato pretese sul mercato (o, almeno, non ha voluto né è stato bravo a farlo con la giusta insistenza). Ha accettato tutto.

La formazione di Venezia è stata un manifesto politico

Beukema, Giovane, Lucca titolari a Venezia. Non è scelta tecnica, ma di bilancio. Tre acquisti, costati poco meno di 80 milioni, che non hanno mai scaldato Conte. Allegri fa il gestore e li fa giocare, il Napoli crede di valorizzare asset che ritiene un valore. Sulla carta fila tutto, nel calcio reale le cose vanno diversamente. E il campo adesso dice altro. Gli azzurri questo film lo hanno già visto: dopo Spalletti arrivarono Cajuste, Lindstrom, Ngonge (tanto per fare dei nomi). Come andò, è noto. De Laurentiis fece ammenda e ripartì con Manna e Conte. Ma per due anni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità: ha sì conquistato uno scudetto e un secondo posto (oltre a una supercoppa italiana) ma a un prezzo altissimo per una società come quella partenopea, che è sempre cresciuta coniugando scouting, programmazione e player trading da cui trarre le risorse per competere.

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Bodo Glimt e Roma i prossimi esami per Allegri e gli azzurri.

Nell'ultimo biennio ha chiuso in soffitta quel modello prediligendo la politica dell'instant team, vendendo l'ultimo gioiello che aveva (Khvicha Kvaratskhelia), caricandosi di "obblighi" che hanno assottigliato le risorse e tirato dritto con la convinzione che, tutto sommato, si poteva anche andare avanti col materiale umano a disposizione. Quanti di questi calciatori sono spendibili? Conte ne aveva bocciati gran parte. Allegri li alterna ma il ritorno non è esaltante. La responsabilità è sì del club che li ha presi ma l'onere di farli rendere al meglio è suo. Il Napoli non sa difendere (una situazione che è legge del contrappasso per un allenatore che ha costruito le sue fortune proprio sulla compattezza e sulla solidità), non sa impostare, regge per un po' poi si dissolve. E cosa peggiore, non ha identità.

Esonero? No. Ma Bodo e Roma valgono già una stagione

Oggi Allegri non rischia ancora. Il Napoli non ne valuta il licenziamento. Ma i numeri sono lì e la settimana che si prefigura è uno spartiacque. Bodo Glimt in Champions: se non fai punti, sei praticamente fuori. Poi c'è la Roma in campionato, dove sei costretto a rincorrere perché il gap dal 4° posto è una forbice che poco alla volta si sta allargando. Due esami che possono indirizzare il futuro. De Laurentiis, per adesso, non ha chiamato nessuno perché si fida ancora dell'allenatore. Ma se dovesse crollare tutto, i nomi liberi da contattare sono tutti ex flirt del presidente.

Chi può arrivare nell'ipotesi estrema del licenziamento di Allegri

Una lista vera e propria non c'è. Nell'ipotesi estrema del licenziamento, i possibili candidati sono tutte idee già valutate anni addietro. Montella. Pioli. Conceiçao. Tudor. Nessun casting particolare. Se Allegri dovesse saltare, De Laurentiis pescherà dalla sua vecchia rubrica e andrà su un volto già conosciuto.

Allegri fin qui ha avuto un impatto minimo, pur con tutte le attenuanti. A giudicare solo dai risultati, dannoso. Ora deve togliersi la giacca da aziendalista e orientare le scelte solo verso quei calciatori che gli offrono garanzie. Altrimenti non salta solo il Napoli. Salta anche lui, come se bastasse per dare ancora un senso a una stagione che un senso non ce l'ha.

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