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Diego Armando Maradona morto a 60 anni
22 Giugno 2021
12:19

L’uomo che possiede la maglia più iconica di Maradona: “Non potevo crederci”

Steve Hodge è il calciatore dell’Inghilterra che il 22 giugno del 1986 prese la maglia di Maradona. Non una divisa qualunque ma la casacca numero 10 che l’ex Pibe de Oro indossò al Mondiale in Messico, passata alla storia per il gol del secolo e la mano de dios nella sfida contro gli anglosassoni. Gli hanno offerto anche 2 milioni di dollari per cederla. “A tutti coloro che me l’hanno chiesta ho sempre dato la stessa risposta: non è in vendita”.
A cura di Maurizio De Santis
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Diego Armando Maradona morto a 60 anni

I cinque minuti che misero in ginocchio l'Inghilterra. Dal 51° al 55° l'Argentina trascinata da Diego Armando Maradona entrò nella storia per il gol del secolo e la mano de dios. La meraviglia e la rabbia per la beffa del raddoppio, realizzato con una furbata dell'ex Pibe de Oro che superò Shilton in uscita, sono un tormento. "È stato un grande ma non potrò mai perdonarlo per quello che fece", racconta l'ex numero uno. Il 22 giugno del 1986 è una data nefasta, il giorno dello scippo per la nazionale di Sua Maestà che chinò il capo dinanzi al genio, alla sregolatezza, alla classe divina del campione.

El Diez consegnò alla storia due gol immortali, leggendari. A Terry Butcher, soprannominato il macellaio per il modo in cui interpretava il ruolo di marcatore, ribolle ancora il sangue nelle vene per come maturò la sconfitta. Il suo motto era molto semplice: se passa la palla, non passa il calciatore. Ma contro il Dieci potè nulla: lo saltò come un birillo. Diego da una parte, tutto il resto dall'altra. E la prese malissimo. Disse che se gli avessero regalato la maglietta del fuoriclasse sudamericano l'avrebbe buttata, tale era il disprezzo per la furbata con la quale l'Albiceleste (e Maradona) avevano eliminato l'Inghilterra. Peter Reid, compagno di stanza di Hodge, reagì anche peggio quando vide cosa stava estraendo dalla borsa.

Ero sdraiato sul letto e non riuscivo a immaginare che qualcuno potesse entrare nello spogliatoio argentino, figuriamoci a chiedere quella maglia… Maradona era un grande giocatore, ma ha barato.

Steve Hodge, compagno di nazionale in quell'edizione dei Mondiali in Messico, accettò il ko sul campo, affascinato dallo spettacolo di arte divina recitato dall'ex stella argentina sul palco dello stadio Azteca. Quella divisa che per molti – calciatori compresi – era il simbolo di una truffa, per lui era un cimelio prezioso da custodire gelosamente. E non ha mai pensato di venderlo. Nemmeno quando, dopo la morte di Maradona, dagli Stati Uniti sono arrivati a offrirgli 2 milioni di dollari (circa 1 milioni e 700 mila in euro) per cedere quella casacca. La ‘dieci' è di sua proprietà e tale resterà anche avendola concessa ‘in prestito' dal 2003 al National Football Museum di Manchester.

Per me quella maglia ha un valore sentimentale incredibile – ha ammesso Hodge a BBC Radio Nottingham -. Per anni ho ricevuto telefonate continue da tv e radio, qualcuno è venuto anche a bussare alla mia porta. Mi hanno anche  accusato di speculare per alzare il prezzo. A tutti coloro che me l'hanno chiesta ho sempre dato la stessa risposta: non è in vendita.

La storia è divenuta oggetto di un'autobiografia: L'uomo con la maglia di Maradona è il titolo del libro che racconta, nel bene e nel male, cosa ha significato quell'esperienza. Comprese le critiche per non essere riuscito a fermare l'avversario mentre era ancora a centrocampo. Anzi, per essere rimasto a guardare, ammaliato dalla magia che l'ex Pibe stava compiendo mettendo in campo il talento naturale, quel dono di Dios.

"La gente mi accusava e diceva: perché non sei rientrato?". Avrebbero voluto che lo tallonasse proprio come faceva ‘il macellaio' Butcher, fino a frenarlo con le buone o con le cattive, a qualunque costo purché non facesse gol. Non potevano (e non possono) capire. Era scritto nel destino e quanto accaduto quel giorno era un evento soprannaturale, per nulla umano. Come avrebbe potuto opporsi lui, ‘semplice' calciatore?

A chi mi ha criticato allora ho sempre detto: stavamo giocando da un'ora a e se sei a diverse migliaia di piedi sul livello del mare, hai fatto l'ennesima corsa in avanti, non ce la fai a tornare indietro. Non hai abbastanza ossigeno nei miei polmoni. Fidati di me.

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