Lukaku salva il Napoli da una figuraccia al 95°, gol e vittoria pesantissima a Verona per la Champions

Il Napoli se la cava per il rotto della cuffia a Verona grazie al gol di Lukaku. Al 95° segna il 2-1, rete pesantissima per la Champions. Guizzo che regala un successo insperato per tutto quello che c'era stato. Per il rischio tangibile fino a un minuto prima di tornare a casa con un pareggio (1-1) autolesionistico, figlio di una prestazione arrogante, superficiale e dissennata. Gli azzurri credevano di poter campare di rendita sulla testata di Hojlund dopo un paio di minuti e sono stati puniti per tanta sicumera. Incapace di trovare il raddoppio, la squadra di Conte è sembrata perfino accontentarsi di controllare il gioco, s'è specchiata in un lungo quanto inutile possesso palla. Ed è stata beffata dall'Hellas nella ripresa su angolo: il tiro di Akpa Akpro è addirittura deviato dall'attaccante danese. È l'esito beffa peggiore che si aggiunge alle proteste per un fallo su Buongiorno nell'azione da cui scaturisce il corner. Qualche dubbio c'è ma la sensazione è una sola: il Napoli ha sprecato malissimo un'occasione d'oro. Ci ha pensato Big Roma a rimettere le cose a posto.
Hojlund, muscoli e gol. È la rete dell'attaccante danese a mettere in discesa la partita del Napoli. Un colpo di testa perfetto, calibrato, velenoso gli basta per piazzare la palla laddove Montipò può nulla: s'insacca radente il palo e carambola in porta. Da lì in poi i partenopei hanno fatto (solo) molto possesso palla ma senza affondare veramente la giocata né alzare il ritmo. Si sono limitati a controllare il gioco, a cercare l'imbucata senza furore. E in un paio di occasioni ci sono andati anche vicino: prima con Elmas (il portiere dell'Hellas quasi ha rischiato di farsi male per sventare quel rasoterra) e poi con Hojlund che vede il suo tiro intercettato quasi sulla linea di porta.

A Verona non importava né il gioco né come vincere ma solo portare a casa tre punti. E invece… la superficialità mostrata dalla squadra di Conte è stata imperdonabile. Perché la lotta per piazzarsi tra le prime quattro s'è fatta serrata. Perché lo scontro diretto tra Roma e Juventus di domenica sera offre l'opportunità per guadagnare ancora un po' di vantaggio rispetto alle dirette concorrenti. Perché adesso che gli azzurri hanno la cosiddetta "settimana tipo" a disposizione hanno bisogno di recuperare quanto più terreno possibile contestualmente al ritorno in squadra degli infortunati di lungo corso.
Anguissa è pronto o quasi, anche se Conte non ha voluto rischiarlo e lo ha lasciato a casa. De Bruyne, che è rientrato in discrete condizioni di forma, sarà abile e arruolato a partire (forse) dalla prossima sfida del Maradona contro il Torino. Magari ci sarà anche McTominay, fermo e a riposo precauzionale per un problema che non è grave ma meglio non correre pericoli dopo tutto quanto accaduto finora. Per il finale di stagione, in cui ogni punto vale doppio, serve che tutti siano al meglio. Del resto, il tecnico è stato chiaro anche prima del match con l'Hellas: "per me non conta il nome ma chi sta bene e mi dà precise garanzie". Ma, a prescindere dal risultato, la prestazione del Bentegodi è da schiaffi.