Rivelazione a sorpresa di Romelu Lukaku su Instagram. Nel corso di una diretta condivisa con Kat Kerkhofs, presentatrice e moglie del compagno di nazionale Dries Mertens, attaccante del Napoli, il bomber dell'Inter ha parlato di quanto accaduto già nello scorso gennaio in casa nerazzurra. L'ex Manchester United ha raccontato che la maggior parte dei calciatori di Antonio Conte avevano la febbre e una forte tosse. Possibile già all'epoca un contagio da Coronavirus?

A gennaio 23 giocatori dell'Inter con febbre e tosse alta

Già a gennaio dunque all'Inter sono stati registrati sintomi da Coronavirus. A rivelarlo è Romelu Lukaku, in una diretta social con Kat Kerkhofs personaggio noto della tv belga e moglie di Dries Mertens. Il bomber nerazzurro ha infatti raccontato un retroscena relativo ai primi mesi dell'anno, in occasione di Inter-Cagliari match di campionato: "Abbiamo avuto una settimana libera a dicembre. Siamo tornati e giuro che 23 giocatori su 25 erano malati. Non è uno scherzo. Abbiamo giocato in casa contro il Cagliari di Radja Nainggolan e dopo 25 minuti uno dei nostri difensori (Skriniar, ndr) ha dovuto lasciare il campo. Non poteva andare avanti e quasi svenne".

Romelu Lukaku ricorda quei momenti e non può non pensare che già all'epoca il Coronavirus circolasse nel capoluogo lombardo: "Tutti tossivano e avevano la febbre. Mi ha anche infastidito. Quando mi sono riscaldato, sono diventato molto più caldo del solito. Non ho avuto la febbre da anni. Dopo la partita c'è stata un'altra cena con gli ospiti di Puma in programma, ma ho ringraziato e sono andato dritto a letto. Non siamo mai stati testati per la corona in quel momento, quindi non lo sapremo mai con certezza".

Lukaku e la paura del Coronavirus

Il centravanti della formazione di Conte non nasconde la preoccupazione per l'emergenza Coronavirus, soprattutto per le condizioni di salute di sua mamma: "Temo il virus? Guarda, mia mamma ha il diabete. Questo è il mio più grande shock. Non mi importa, è la mia migliore amica. Ogni quattro ore chiamo se ha bisogno di qualcosa. Certo che mi manca di più mio figlio Romeo. Il piano era di riportare mia madre e mio figlio in Italia per l'epidemia di coronavirus. Ho due appartamenti qui, ma ovviamente ora non è il momento per loro di tornare". 

A proposito del futuro, e del calcio giocato, il centravanti belga ha parlato anche del possibile ritorno in patria per la conclusione della carriera, magari con la maglia dell'Anderlecht: "Dopo il campionato europeo avrò 29 anni. Gioco a calcio professionistico da quando avevo 16 anni. Mi piacerebbe giocare fino ai 36 anni. Sogno quindi di finire ad Anderlecht. Quindi il cerchio sarà completo e sarò stato un calciatore professionista per 20 anni. Quindi vorrei viaggiare e lasciar andare tutto. Non diventerò mai un allenatore, ma ora sto seguendo un corso di formazione".