Cinque anni di contratto con stipendio netto di 8 milioni di euro. Se le cifre che sono raccontate dai media inglesi sono queste, non c'è altro da pensare: Gianluigi Donnarumma può già fare i bagagli e ipotizzare l'addio al Milan, all'Italia, alla Serie A. Conviene a lui e al suo agente, Mino Raiola, che – secondo quanto raccolto dai tabloid – sarebbe stato già contattato. Conviene ai rossoneri che, al netto di uno stipendio da 6 milioni di euro a stagione e un contratto in scadenza nel 2021, si trovano a fare i conti con necessità di cassa che mal si conciliano con le richieste dell'estremo difensore. Ecco perché, per una somma di 50/60 milioni di euro (sembra questa la proporzione della proposta), il portiere può partire.

Alle difficoltà in campionato (ammesso che riprenda, c'è il rischio che il "diavolo" resti fuori anche dall'Europa League) si sono aggiunti gli intoppi e l'impatto economico negativo provocato dall'emergenza Coronavirus. Zavorra per una società che con l'addio a Boban ha di fatto bocciato quanto programmato finora, inaugurando a stagione in corso la nuova esperienza. In molti andranno via, a cominciare da Ibra voluto fortemente a Milano dal croato come uomo guida e adesso divenuto ingombrante per età e pretese economiche. E così se a Torino hanno scelto la strada della riduzione degli ingaggi per innestare ossigeno nelle casse, in via Aldo Rossi il sacrificio di alcuni calciatori appare prioritario e inevitabile.

A Londra Donnarumma prenderebbe il posto di Kepa e potrebbe ritrovare quella platea e quei benefici economici che il Milan adesso non può garantire. Tutto fatto? No. Perché oltre alle belle parole e alle buone intenzioni servono anche le offerte concrete, quelle che al momento sul tavolo del Milan non sono arrivate. E verranno prese in considerazione perché nel prossimo club l'obiettivo è ridimensionare gli ingaggi e i 6 milioni netti a stagione del portiere non rientrano nei piani.