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Mondiali di calcio 2026

L’Iran sbarca ai Mondiali con la spilla 168 in ricordo delle vittime alla scuola elementare di Minab

La nazionale iraniana è arrivata a Tijuana per il ritiro in vista dei Mondiali 2026, in un contesto segnato da tensioni diplomatiche e problemi legati ai visti. Durante l’arrivo, i giocatori hanno esposto una spilla con il numero “168”, simbolo di commemorazione per le vittime di un attentato nel paese.
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La nazionale dell'Iran è arrivata a Tijuana, in Messico, dove ha stabilito il proprio quartier generale in vista dei Mondiali 2026, in un contesto già segnato da tensioni diplomatiche e difficoltà organizzative legate ai rapporti con gli Stati Uniti.

A colpire all’arrivo della squadra è stato soprattutto un gesto simbolico: i giocatori si sono presentati con una spilla recante il numero “168” applicata alle giacche. Il riferimento è alle vittime di un attacco avvenuto il 28 febbraio alla scuola elementare di Minab, episodio molto sentito nel paese e richiamato dalla nazionale come forma di commemorazione.

La spedizione iraniana è stata preceduta da problemi legati ai visti e alle procedure di ingresso negli USA, con alcune complicazioni per membri dello staff tecnico. Per questo il gruppo ha scelto di stabilirsi in Messico, pur dovendo disputare alcune gare del girone negli Stati Uniti, tra Los Angeles e Seattle.

L’arrivo a Tijuana è avvenuto sotto strette misure di sicurezza e con il sostegno di alcuni tifosi locali. L’Iran, inserito nel gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, vivrà un Mondiale complesso anche dal punto di vista logistico e diplomatico.

Iran ai Mondiali 2026, la spilla “168” diventa simbolo politico all’arrivo in Messico

La nazionale iraniana è stata costretta a modificare il proprio ritiro, spostando il campo base da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico, dove è arrivata nelle ultime ore. Nonostante ciò, tutte le gare del girone si disputeranno comunque sul suolo statunitense, tra Los Angeles e San Francisco, con possibili trasferte last minute che potrebbero incidere sulla preparazione della squadra. La FIFA, al momento, non ha ancora preso posizione ufficiale sulla gestione di questa situazione.

Problemi analoghi riguardano anche altre rappresentative e membri delle delegazioni. Alcuni giornalisti e tifosi provenienti da vari Paesi hanno segnalato il rifiuto del visto nonostante biglietti e accrediti regolari. Anche l’Iraq ha vissuto episodi simili, con un membro dello staff respinto alla frontiera e casi di controlli particolarmente lunghi e complessi per alcuni giocatori.

La vicenda più eclatante ha riguardato Aymen Hussein, attaccante della nazionale irachena, trattenuto per ore in aeroporto dopo essere stato scambiato per un’altra persona in seguito a un caso di omonimia. Situazioni che alimentano il dibattito sulle differenze di trattamento tra paesi e che stanno già condizionando l’avvicinamento alla rassegna iridata.

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