Il triste e squallido episodio che ha coinvolto un giovane calciatore di una squadra piemontese di seconda categoria, ha indignato tutta Italia e nelle ultime ore ha anche provocato la dura reazione della dirigenza di questa società che ha sede in provincia di Cuneo. Colpevole di aver insultato una donna di colore attraverso un video diffuso dai social, il diciannovenne Marco Rossi è stato infatti licenziato dalla Monregale Calcio. La notizia ufficiale è arrivata attraverso un post pubblicato sul profilo Facebook del club di Mondovì.

Il comunicato della società

"Con riferimento alla deplorevole vicenda che ha visto artefice il sig. Marco Rossi, tesserato per la Monregale Calcio scsd, la società – a seguito dell'acquisizione del parere legale menzionato nel comunicato ufficiale societario del 7 luglio scorso, sentiti gli organi di governo della Federazione italiana gioco calcio – Lega nazionale dilettanti, Comitato regionale Piemonte, – comunica che il ragazzo verrà inserito nella lista di svincolo di cui all'art. 107 delle Norme organizzative interne federali. Pertanto a far data dall'ufficializzazione della lista di svincolo [20 luglio prossimo] Marco Rossi non farà più parte della Monregale Calcio".

Le scuse del ragazzo

Inizialmente sospeso per la sua delirante iniziativa, che aveva anche provocato l'indignata reazione del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora ("Sono disgustato per le frasi razziste e sessiste"), Marco Rossi non scenderà più in campo con la Monregale Calcio e rischia anche di vedere compromessa in maniera definitiva la sua giovane carriera. A nulla sono infatti valse le scuse del ragazzo, arrivate per bocca del suo avvocato: "Si è trattato di un video privato, diffuso ad insaputa del mio assistito e senza alcun suo consenso, su canali social e strumenti multimediali. Marco, dopo giorni di riflessione trascorsi nel dolore, si scusa oggettivamente ed a prescindere con quanti possano essersi sentiti toccati su un tema con cui giustamente è molto difficile scherzare, forzare la mano, provocare anche nel proprio privato".