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6 Giugno 2022
14:03

La nuova vita di Malesani, fa il 3-4-3 con le bottiglie di vino: “In attacco l’amarone è potente”

Il calcio ha buttato via Alberto Malesani, che ormai non siede su una panchina da 8 anni e si è ritirato a vita privata: “Incontrai per strada quei ragazzi, non mantennero la promessa. Da lì è iniziato tutto…”.
A cura di Paolo Fiorenza
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Alberto Malesani ha compiuto pochi giorni fa 68 primavere: sono ormai 8 anni che non siede più su una panchina. Era il 3 marzo del 2014 quando il Sassuolo lo esonerò dopo appena 5 partite – era subentrato a gennaio al posto di Di Francesco – un filotto in cui aveva rimediato altrettante sconfitte. Il tecnico veronese allora non poteva saperlo, ma nessuno gli avrebbe dato più una possibilità in futuro, costringendolo di fatto al ritiro a 60 anni, un ritiro da lui poi ufficializzato a fine 2020 con uno sfogo molto amaro.

Alberto Malesani sulla panchina del Sassuolo, il suo crepuscolo come allenatore
Alberto Malesani sulla panchina del Sassuolo, il suo crepuscolo come allenatore

"Non allenerò più, ne sono certo – spiegò in quell'occasione – Ormai è così. La decisione è maturata con razionalità nel corso di questi anni. Quando senti che ti allontanano un po', è inutile insistere. A un certo punto mi hanno messo dalla parte degli allenatori che consideravano finiti e con il tempo l'ho accettato. Non c'è problema, mi esprimo in un altro mondo. Venivo dal mondo aziendale prima e oggi ci sono tornato. Quasi chiudendo un cerchio. A volte ho provato del dispiacere, ma non traumi. Di una cosa sono rimasto male, invece, che l'esperienza in questo Paese, e di conseguenza nel calcio, non venga premiata".

Malesani non pensava di essere buttato via come un ferro vecchio, ma anzi sfruttato per le conoscenze che aveva: "Prima di fare l'allenatore venivo dal mondo aziendale, per 17 anni ho lavorato per la Canon Italia. In Giappone, le persone con più esperienza le riprendevano in sede sfruttando la loro conoscenza. Non le buttavano via. Se mi manca allenare? Uno che ha fatto per 26-27 anni il professionista, ad alti livelli, il calcio non può sparirgli dall'anima. In particolare, a uno come me, che ha vissuto questo sport sempre a duecento all'ora, 24 ore su 24. La cosa che più mi è mancata finora è il prato verde, il pallone, l'aspetto didattico, la tattica che si fa giornalmente con la squadra, il creare qualcosa. Mi mancherà sempre. E per sempre".

Alberto Malesani oggi, nella sua azienda vinicola: un uomo in pace col mondo
Alberto Malesani oggi, nella sua azienda vinicola: un uomo in pace col mondo

Oggi Malesani ha cambiato completamente vita e ha un'azienda vinicola a Trezzolano in Veneto, ‘La Giuva Winery', dove produce Amarone e Valpolicella. Un'attività in cui sono impegnate anche le sue figlie Giulia e Valentina: "Mi va bene così, sono orgoglioso del mio quotidiano. Le ragazze hanno assorbito e fatto loro i miei concetti aziendali, li portano avanti nel migliore dei modi, avendo pure spunti brillanti ed io, da anziano, li ascolto". E proprio le figlie di Malesani in occasione del suo compleanno hanno fatto gli auguri al papà con un bel post su Instagram, in cui si vede l'ex tecnico disporre su un campo (non di calcio) le bottiglie di vino al posto dei giocatori: "Tanti auguri di buon compleanno al nostro fantastico papà, che per l'occasione speciale schiera un bel 3-4-3 delle nostre bottiglie: in porta svetta il nostro Amarone L'Aristide; a supportarlo in difesa e sulle fasce il nostro Valpolicella Superiore pronto a rientrare; a centrocampo una nota di freschezza e fluidità data dal nostro Valpo; in attacco la potenza del nostro Amarone ed il dolce tocco del nostro Recioto. Ti amiamo papà, fino alla luna e ritorno".

La carriera di Malesani lo ha portato in rampa di lancio nel calcio italiano negli anni '90: partito con la storica prima promozione del Chievo in Serie B, ha poi allenato un anno la Fiorentina portandola al quinto posto ed alla qualificazione in Coppa EUFA, prima del triennio nel ricchissimo Parma di Tanzi, dove vinse Coppa Italia, Supercoppa e Coppa UEFA. Troppo poco per tifosi e proprietà, che ritenevano che la squadra fosse da Scudetto, e così fu esonerato e metà dell'ultima stagione in Emilia.

Malesani esulta con Crespo ai tempi del Parma
Malesani esulta con Crespo ai tempi del Parma

Quello resterà l'apice del Malesani allenatore, che da quel momento imboccò un lento declino, con parecchi esoneri ed anche una parentesi all'estero in Grecia, alla guida del Panathinaikos, dove finì nel mirino di tifosi e giornalisti, questi ultimi da lui duramente attaccati in una conferenza stampa rimasta negli annali. E proprio questo aspetto sanguigno e per certi versi ruspante del veronese, protagonista in carriera di altri sfoghi coloriti e di gesti esuberanti in campo, sarebbe stato a suo dire amplificato e distorto dai social network, portando a disegnarlo come una macchietta e a farlo emarginare dal mondo del calcio.

"I social mi hanno rovinato – si sfogò nel 2018 – Sono stato giudicato per le immagini e non per il lavoro che ho fatto sul campo come avrebbe dovuto essere, le mie esternazioni, le mie espressioni, il mio modo di essere persona e di evidenziare la passione per il calcio sono stati ripresi dai social e di conseguenza sono stato deriso e sbeffeggiato. Non ci sono altri motivi, perché è come se il calcio si fosse dimenticato di me, cosa ho fatto di male?". E ancora, c'era chi lo accusava di essere dedito all'alcol: "Ora mi danno dell'ubriacone! Qualche tempo fa circolava una mia foto con un bicchiere in mano dove sembravo un ubriacone, invece stavo male! Avevo preso diversi chili a causa di un problema alla tiroide, ogni giorno assumevo cortisone".

Poi dei ragazzi gli chiesero di fare una foto assieme per strada: "Ok, ma non pubblicate niente sui social, mi raccomando…", rispose il ‘Male'. "E invece quei ragazzi pubblicarono la foto e da lì è iniziato tutto. Sono stati creati anche diversi profili fake a mio nome, ma io non ho mai avuto nessun account! Non è vero che sono un ubriacone! Passo mesi senza bere". Oggi a 68 anni Alberto Malesani è un uomo sereno, che si è fatto una ragione dell'ostracismo del mondo del calcio nei suoi confronti: "La mattina mi vado a prendere il giornale quando faccio colazione. Leggo, mi tengo aggiornato sul calcio, mi informo. Guardo soprattutto le partite che mi interessano. Quelle di Champions ed Europa League le seguo tutte. Il campionato italiano no…".

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