Errori e proteste. Ma anche accuse, dichiarazioni al vetriolo e addirittura grida di allarme per un presunto ritorno di ‘Calciopoli'. Nelle ultime settimane, il calcio italiano ha nuovamente mostrato la sua faccia peggiore ed è tornato a far parlare di sé in Europa e nel mondo. Lo ha fatto dopo episodi controversi e discutibili, che hanno inevitabilmente alimentato gli attacchi verso una classe arbitrale spesso non all'altezza e incapace di reagire correttamente nelle situazioni più spinose. A difendere gli arbitri e a provare ad abbozzare una linea di difesa, è così rimasto soltanto Marcello Nicchi: il Presidente dell'Associazione Italiana Arbitri.

L'invito di Gravina e Rizzoli

Oltre a giocatori, dirigenti e tifosi, nelle ultime ore anche i vertici del nostro calcio hanno infatti puntato il dito contro gli uomini di Nicchi. La conferma è arrivata grazie alla nota poche ore fa pubblicata dalla Figc. Nel documento, con il quale la Federazione ha chiesto alla Fifa di sperimentare il ‘Challenge' (ovvero la possibilità per gli allenatori di chiamare il Var), è stato infatti inserito anche un preciso invito a tutti gli arbitri firmato dal presidente Gravina e dal designatore Rizzoli: "Intensificare il ricorso all’on field review nei casi controversi che rientrano nell’ambito del protocollo internazionale".

Il rifugio per l'arbitro

La netta presa di posizione del numero uno della Figc e di Rizzoli, rischia dunque di modificare a campionato in corso l'utilizzo del Var e di cambiare radicalmente il modo di arbitrare di tutti i direttori di gara che, per evitare problemi, potrebbero finire per ‘rifugiarsi' sempre e comunque davanti al monitor e rivedere qualsiasi tipo di episodio: un ‘modus operandi' che andrebbe inoltre in conflitto con il protocollo Var, il quale obbliga l'arbitro all'utilizzo dell'on field review solo in caso di ‘errori chiari ed evidenti. Insomma, una condizione frustrante per i fischietti di casa nostra (visti come fumo negli occhi anche all'estero), che vedrebbero messa in discussione la loro autonomia e autorità, in cambio di quella famosa uniformità di giudizio che in Serie A non si è praticamente mai vista. Basterà tutto questo per eliminare errori e proteste?