"Non c'è tempo di guardare indietro. Recuperiamo e pensiamo alla prossima". È così che Leonardo Bonucci ha commentato la sconfitta della Juventus subita a San Siro contro il Milan. Non è il risultato che fa male ma il modo in cui è maturato. I bianconeri vincevano per 2-0, grazie alle reti di Rabiot e Cristiano Ronaldo, ma dopo un'ora hanno spento la luce e sono usciti dal campo: metaforicamente è accaduto questo a giudicare da come la squadra di Pioli abbia preso il sopravvento e affondato i colpi.

È difficile trovare un'attenuante per una disfatta di queste proporzioni, soprattutto se a incassarla è una formazione tra le più forti e costose degli ultimi dieci anni della sua storia: la squadra di Sarri ha incassato 3 gol in 5 minuti (62° Ibrahimovic su rigore, 66° Kessié, 67° Leao) e poi il cazzotto del ko tecnico nel finale (81°) con Rebic. Una sventagliata di pugni micidiale.

Tutto è cominciato con quel calcio di rigore concesso al Milan nella fase cruciale della ripresa, quando la gara sembrava incanalata verso la vittoria della Juventus. "Non è finita finché non è finita" recita un vecchio adagio nel gergo del calcio giocato. E così è stato anche al Meazza… Il penalty alla formazione di Pioli è stato assegnato per un fallo di mano proprio di Leonardo Bonucci. Ex di turno, evidentemente il Milan non porta fortuna al difensore che a Torino è tornato dopo aver sostanzialmente "rinnegato" la scelta di accettare l'offerta del "diavolo" e trasferirsi a Milano (salvo fare ammenda a fine stagione e rientrare alla casa madre).

Cosa è successo in occasione dell'azione da rigore? Dopo una girata di petto di Ante Rebic, il pallone è carambolato sul braccio del difensore juventino. L'arbitro Guida non ha deciso subito per la massima punizione, lo ha fatto dopo un consulto al Var estraendo anche il cartellino giallo nei confronti di Bonucci.