Sabato sera l'investitura ufficiale. La Juventus ha scelto di ripartire con Andrea Pirlo in panchina dopo l'esonero di Maurizio Sarri. Non è solo questione di identità ma quel che sembra un azzardo (l'ex calciatore non ha mai allenato, nemmeno nelle giovanili) è motivato anche da un'altra ragione: due licenziamenti nel giro di 2 anni pesano sul bilancio del club e investire su un altro allenatore avrebbe significato mettere a budget – oltre all'esborso per l'ingaggio – anche un discreto tesoretto per accontentarne le richieste di mercato. Impossibile farlo adesso, in questo particolare momento storico già condizionato dagli effetti della pandemia e dopo il fallimento in Champions. Si spiega anche così la decisione di affidare la transizione al "professore" che gode dell'appoggio pieno da parte della società.

Pirlo s'è detto pronto a raccogliere questa "fantastica opportunità", nelle prossime settimane prenderà contatto diretto con la "nuova" realtà da allenatore (un conto è giocare, altro è stare dall'altra parte della barricata). Sarà alla guida dei bianconeri ma, formalmente, ne diverrà tecnico a tutti gli effetti sono in autunno. Il motivo? Lo ha spiegato "Calcio e Finanza" facendo riferimento al patentino di allenatore Uefa A di cui l'ex campione del mondo non è ancora in possesso.

Com'è possibile che da regolamento alleni in Serie A? Lo può fare perché in base al regolamento basta essere iscritto al corso che si svolge al centro tecnico federale di Coverciano. Pirlo lo è e ha quasi finito la propria esperienza di "studente": a ottobre discuterà la tesi finale mentre entro il 21 agosto la consegnerà alla commissione. Nel frattempo, aspettando che anche la burocrazia faccia il suo corso, sarà Roberto Baronio a ricoprire formalmente l'incarico di capo allenatore. L'ex di Brescia e Lazio – reduce da un esonero dalla Primavera del Napoli – lo affiancherà in qualità di vice.