Niente più abbracci né baci dopo un gol. I calciatori moderino le esultanze, limitando al massimo i contatti. "Sapranno come contenersi. Vale per tutti anche ai funerali, non vedo perché non debba valere per una partita. Non bisogna avere contatti che mettano a rischio chi ti è vicino", è quanto auspicato dal vice ministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ha aggiunto un ulteriore spunto di riflessione alla vicenda del ‘caso Genoa' e della positività al coronavirus di ben 14 tesserati (tra calciatori e staff tecnico).

Un focolaio di contagi che ha messo in allarme la Serie A, i vertici del calcio italiano e alimentato dubbi sull'effettiva efficacia di un protocollo che – in base alle ultime modifiche del Comitato Tecnico Scientifico – appare meno rigido rispetto alle norme utilizzare fino ad agosto scorso. La riduzione del numero dei tamponi (da 3/4 a settimana a 1 nelle 48 ore immediatamente precedenti alla partita) arriva in un momento molto delicato alla luce della situazione contingente emersa nel club ligure. "Se si hanno contatti stretti, per esempio con il portiere Perin, si deve andare in quarantena – spiega Sileri ai microfoni di Un giorno da pecora di Radio 1 Rai – e non deve farlo necessariamente tutta la squadra".

C'è il rischio che il campionato di Serie A venga bloccato oppure sospeso? Al momento no, ha ammesso il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, che si è detto comunque preoccupato per quanto emerso nelle ultime ore e pronto a un confronto coi vertici del calcio italiano (Dal Pino per la Lega e Gravina per la Figc). Quanto a un'eventuale stop al torneo Sileri non si sbilancia ma osserva che "quando hai una squadra con 14 positivi anche disputare una partita diventa difficile. Se qualcuno del Napoli dovesse risultare positivo, ci dovrebbe essere un blocco di almeno 7 giorni".