Il tatuatore Valentino Russo: “Il ghepardo sulla schiena di Politano l’ho fatto in un giorno. Mi chiedono leoni e tigri”
8 agosto 2020, ottavi di finale di Champions League. Il Napoli ha appena perso 3-1 contro il Barcellona e l'attaccante Matteo Politano, prima di abbracciare Lionel Messi in segno di sportività, si toglie la maglia rivelando un enorme ghepardo tatuato su tutta la schiena. Quella foto fa impazzire il mondo intero e fa di Valentino Russo, l'arista dietro a quel tatuaggio, il tatuatore di fiducia di centinaia di calciatori, italiani e non solo. Valentino sarà tra i 180 tatuatori presenti della TATUAMI tattoo convention 2026, che si terrà all'Hotel Crowne Plaza Milan Linate di San Donato Milanese il 3 e il 4 ottobre. Ha raccontato a Fanpage.it come talento, passione e dedizione hanno portato le sue opere a brillare sui campi di calcio più importanti al mondo e come tutto questo non gli abbia solo fatto guadagnare clienti d'eccezione, ma soprattutto amicizie indelebili.
Oggi sei conosciuto come "il tatuatore dei calciatori", ma ti ricordi come tutto questo è nato?
Io avevo già tatuato un calciatore che giocava in serie B. Il primo della serie A, invece, è stato proprio Politano. Gli ho fatto il ghepardo a tutta schiena in una sola seduta, poi una settimana dopo ci fu la partita del Napoli contro il Barcellona e lui si tolse la maglia. La foto mentre abbraccia Messi con il mio tatuaggio in primo piano fece il giro del mondo e anche altri calciatori iniziarono a interessarsi.
Quando hai visto il tuo tatuaggio in bella vista in un contesto simile cosa hai provato?
Penso sia qualcosa di indescrivibile. Io sono una persona come tutte le altre, rimango sempre con i piedi per terra, ma quando vedi il tuo lavoro in un contesto del genere forse ti rendi conto di avere fatto qualcosa che non tutti possono, qualcosa di speciale.
Sei anche l'autore del famoso tatuaggio di Luciano Spalletti dedicato allo scudetto dal Napoli, come è stato realizzarlo?
Tatuarlo per me è stata una sensazione diversa dai giocatori, perché è un allenatore e comunque è più grande dei ragazzi che vengono di solito. In più non aveva tatuaggi, era il primo in assoluto per lui, quindi era una cosa che ti capita una volta e poi non sai se ne avrai ancora la possibilità, quindi un'emozione bellissima. Anche come persona è molto speciale, ti guarda, ti studia, è un grande osservatore.
E cosa pensi del polverone mediatico che proprio quel tatuaggio ha causato quando si è spostato alla Juventus?
Io sono tifoso del Napoli, ma non mi reputo uno sfegatato, sono più per lo sport. Quindi penso che sia giusto che se lo chiamano perché lo vogliono in un'altra squadra lui ci vada, è il suo lavoro, e il lavoro deve essere rispettato. È come se chiamassero me per fare un tatuaggio a un giocatore della Juventus e io gli dicessi di no perché tifo Napoli.
I calciatori sono noti per lanciare mode, capita spesso che chi vede i tuoi tatuaggi addosso a loro poi venga a chiederteli?
Sempre, ma anche tra di loro. Io lavoro proprio grazie a questo. Se io tatuo un calciatore, quel calciatore poi me ne porta tre. Poi cambia squadra e vengono altri due, quell'altro ancora cambia squadra e se ne aggiungono altri, è tutto un continuo. Infatti per questo ho tatuato più di 200 giocatori e tutte le volte gli stessi mi confermano. Ad esempio Di Lorenzo, Donnarumma, Cuti Romero dell'Argentina e Fabio Silva del Borussia Dortmund sono tra quelli che mi chiamano più spesso. Ormai siamo diventati amici, quindi è come se ci fosse una data stabilita, ogni mese o due vado da loro per tatuarli ma anche per stare insieme in amicizia.
Quali sono i tuoi disegni più famosi, quelli che i clienti ti chiedono più spesso?
Sicuramente leoni e tigri. Sono un soggetto che piace un po' a tutti e che in questi anni ha spopolato tanto. Poi ovviamente se lo fa il giocatore, tutti vedono una cosa così grande e di impatto e quindi prendono spunto. Un po' tutti in generale tendiamo a farlo, e i calciatori sono tra quelli più soggetti alla gente che prende ispirazione.
Alcuni tatuatori si stancano di disegni che vengono chiesti decine di volte, tu come la vivi?
Sarò onesto, le prime volte io puntavo sempre a fare qualcosa di diverso, però purtroppo il leone è quello, la tigre è quella. Per quanto si possa cambiare, il soggetto rimane quello e alla fine un po' mi pesava. Mi chiedevo perché non si facessero un volto di donna o, che ne so, un orologio. Diciamo che questa sensazione l'ho trasformata col tempo, ho iniziato a pensare che se tutti vogliono un leone da me, vuol dire che è perché mi riesce bene.