Dopo aver lasciato il segno con la maglia del Leicester, ed esser passato al Chelsea dopo la conquista della Premier League con Claudio Ranieri, Danny Drinkwater è entrato in un tunnel dal quale non è ancora uscito. A distanza di quattro anni dalla sua ultima intervista. il centrocampista ha raccontato al Telegraph il suo momento difficile: "È tutta una questione di fiducia. Sono come un libro chiuso e questo status si estende al resto della mia vita, non solo al calcio. Non ho riposto abbastanza fiducia in ciò che gli esperti mi dicevano e ciò mi è costato parecchio in termini di forma e infortuni. Sono ben consapevole  che il mio trasferimento al Chelsea non è andato come si sperava. Anche io ho fatto degli errori ma dire che prendo uno stipendio per non giocare è troppo semplicistico".

I problemi del giocatore del Chelsea

"I soldi non risolvono un bel niente. L’assegno non ti aiuta per niente, non ci pensi nemmeno – ha aggiunto Drinkwater – Ci sono state delle cose, al di là del calcio, che non sono state facili come avrei voluto. Non cerco compassione. Vorrei solo che le persone capiscano che non va per forza tutto bene quando guadagni molto". Il riferimento del giocatore del Chelsea è alle vicende extra calcio per le quali è finito su tutte le prime pagine dei tabloid inglesi: "Mi sono guardato allo specchio un sacco di volte e mi sono detto che dovevo ripulirmi. Ho avuto una sveglia dopo la guida in stato di ebbrezza, un’altra dopo i problemi in discoteca e poi un’altra ancora dopo la lite con Jota (suo compagno all'Aston Villa, ndr)".

"Non userò le difficoltà con il Chelsea come scusa per la guida in stato di ebbrezza. Ovviamente il mio stato mentale non era dei migliori. Sono disposto ad andare anche all’estero, anche se con il mio figlio che abita con la mia ex moglie sarà difficile. Voglio sistemare la mia vita – ha concluso – e se il calcio potrà aiutarmi, sono disposto a farlo ovunque. Non posso restare in questo stato, devo ricostruire la mia carriera".