Il mondo del calcio si interroga. In un momento di allarme generale che persiste in tutti i settori, lo sport deve fare i conti con se stesso, con la propria struttura, le (evidenti) mancanze e le (possibili) soluzioni. Non facile perché storicamente diviso in diverse fazioni, posizioni contrastanti, litigi che proseguono sempre e al di là di tutto. Gabriele Gravina, capo Figc, ha anche per questo un ruolo doppiamente importante e delicato e giustamente fa appello alla "stella polare" che dovrebbe guidare tutti: le normative generali che guidano il calcio.

Il presidente della Federcalcio è tornato a parlare sull'immediato futuro e sugli scenari prossimi venturi che potrebbero svilupparsi nelle prossime settimane. L'emergenza sanitaria continua, il ritorno alla normalità è stato posticipato dall'ultima conferenza stampa del Governo e così anche il calcio si sta adattando. Trovare una soluzione oggi è complicato se non impossibile, perché tutto dipenderà dalle evoluzioni medico-sanitarie. Intanto, Gravina cerca spunti importanti cui aggrapparsi: "Ripartire è sempre più difficile, ma siamo pronti a stringere i denti e attender ancora. Iniziare di nuovo a maggio è sempre più complicato".

Obiettivo salvaguardare la salute di tutti

In una intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera' il numero uno del calcio nazionale ha fatto il tragico punto della situazione attuale: "Non si può pensare di tornare a giocare, quando lo si far? Dipenderà solamente dal virus e dalla pandemia. Il nostro obiettivo è finire i campionati, cercare di dare un equilibrio alla stagione e alle competizioni, ma ora è importante preservare la salute di tutti".

Nessun campionato a 22 squadre

Gravina prova a essere realista: una sorta di ‘deadline' è stata tracciata nei giorni scorsi con l'attuale stagione che non potrà protrarsi se non oltre la metà di luglio, poi bisognerà pensare alla successiva. Altre soluzioni non ci sono: "E impensabile andare a intaccare la prossima stagione, con l'Europeo e tutto ciò che comporta e nemmeno prospettare un campionato a 22 squadre, è da escludere categoricamente". 

Il piano salva-calcio

Infine, un pensiero ai conti e alle perdite che anche il calcio sta subendo in queste settimane: "Non è facile fare i conti, ma è inutile oggi contare le perdite. Dobbiamo invece cercare il modo per trovare le risorse interne, perché sono convinto che molto dipenda da noi stessi: è per questo che stiamo provando a varare un piano salva calcio, tutti insieme per rilanciare il settore e il Paese".