Gravina pubblica il documento che svela i mali del calcio italiano: “Le mie dimissioni non bastano”

Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, ha presentato un ampio documento programmatico composto da dieci proposte per provare a rilanciare il calcio italiano, intervenendo su temi che vanno dalla regolamentazione delle scommesse allo sviluppo dei vivai, fino alla possibile riforma dei campionati. Un lavoro che arriva a pochi giorni dall’addio annunciato dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 e che lo stesso dirigente ha definito come un atto di responsabilità verso l’intero sistema.
La relazione, inizialmente destinata a essere illustrata in un’audizione alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, non è stata più discussa in Parlamento dopo le dimissioni del numero uno della FIGC. Gravina ha, però, spiegato di aver scelto comunque di renderla pubblica per non sottrarsi al confronto e per stimolare una riflessione più ampia sullo stato del movimento calcistico nazionale. Ha inoltre ricordato di essere ancora in carica per la gestione ordinaria fino alla prossima assemblea elettiva.

Nel documento, il dirigente sottolinea come le difficoltà del calcio italiano non siano recenti, ma strutturali e ormai consolidate, aggravate nel tempo da vincoli normativi, economici e organizzativi che rendono complessa l’attuazione delle riforme. Secondo Gravina, più volte le soluzioni individuate non sono state concretamente applicate a causa di ostacoli interni ed esterni al sistema, con conseguente peggioramento di diversi indicatori.
Le proposte di Gravina: scommesse, giovani e riforma dei campionati
"Il giorno dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2026, la Commissione Cultura della Camera mi aveva convocato per un’audizione sullo stato del calcio italiano", sottolinea l'ex presidente Gravina. "Un confronto condiviso da maggioranza e opposizione, poi cancellato subito dopo le mie dimissioni, come se i problemi fossero risolti". Poi afferma che "non si tratta di problemi nuovi né di mancanza di analisi, ma di un quadro consolidato su cui incidono forti vincoli" e aggiunge "nella maggior parte dei casi l’impossibilità di intervenire efficacemente, legata a fattori interni ed esterni al sistema, ha prevalso sulla capacità di mettere in pratica le soluzioni individuate".
Uno dei punti centrali riguarda la scarsa valorizzazione dei giovani italiani. La Serie A viene descritta come uno dei campionati più “anziani” d’Europa, con una forte presenza di giocatori stranieri e un utilizzo ridotto degli Under 21. Anche i settori giovanili, pur producendo talenti, non riescono a garantire continuità di impiego nei club, limitando così la crescita dei calciatori italiani e il bacino a disposizione della Nazionale.
Sul piano tecnico, il documento evidenzia un gap rispetto ai principali campionati europei in termini di intensità, velocità e qualità del gioco. A questo si aggiunge una fragilità economica diffusa, con molti club costretti a bilanciare conti complessi e spesso orientati verso profili stranieri ritenuti più sostenibili dal punto di vista dei costi e delle garanzie.

Un ulteriore nodo critico riguarda le infrastrutture, con l’Italia in forte ritardo nella costruzione e modernizzazione degli stadi rispetto alle principali leghe europee. Dal 2007 a oggi, il numero di impianti nuovi o rinnovati resta insufficiente per colmare il divario con l’estero, nonostante l’assegnazione di eventi internazionali come Euro 2032.
Le dieci proposte di Gravina per rilanciare il calcio italiano
Le proposte avanzate da Gabriele Gravina per riformare il calcio italiano si sviluppano lungo dieci direttrici principali, con l’obiettivo di intervenire su finanza, infrastrutture, settore tecnico e governance.
- Quota dei proventi delle scommesse al calcio: destinare una percentuale del betting al sistema calcistico con vincoli su infrastrutture, vivai e contrasto alla ludopatia
- Credito d’imposta per i club: incentivi fiscali per investimenti su giovani (under 23) e impianti sportivi
- Regime fiscale per giocatori dall’estero: ripristino o revisione delle agevolazioni per attrarre talenti internazionali
- Superamento del divieto di pubblicità delle scommesse: revisione del blocco introdotto nel 2018 per aumentare i ricavi dei club
- Piano per gli stadi: sostegno pubblico e strumenti per favorire investimenti privati in nuove strutture e ristrutturazioni (anche in vista di Euro 2032)
- Status di “impresa sociale” per le Federazioni: riconoscimento giuridico per facilitare reinvestimenti in attività di base e sviluppo
- Rilancio del calcio femminile: finanziamenti più stabili per sostenere il professionismo e ridurre la dipendenza economica dei club
- Sviluppo del settore giovanile: maggiore centralità alla formazione tecnica, ai vivai e ai centri federali
- Riforma dei campionati: revisione di format, numero di squadre e sistema promozioni/retrocessioni tra Serie A, B, C e D
- Riforma del sistema arbitrale: introduzione del professionismo arbitrale e revisione della governance dell’AIA