23 Dicembre 2021
23:05

“Giuro che ti uccido”: la folle minaccia all’arbitro negli spogliatoi dopo la sconfitta

A fine partita, l’attaccante e capitano della squadra ha raggiunto l’arbitro negli spogliatoi provando ad aggredirlo e minacciandolo di morte.
A cura di Alessio Pediglieri
Lautaro Acosta con la maglia del Lanus, di cui è anche capitano
Lautaro Acosta con la maglia del Lanus, di cui è anche capitano

Dopo l'ultima gara di Serie A, la 19^ con cui si è chiuso il girone d'andata e il 2021, il Giudice Sportivo ha fermato per un turno, il medico sociale del Sassuolo espulso per un semplice gesto di disappunto. Chissà cosa sarebbe potuto accadere e quante giornate di squalifica avrebbe rifilato ad un giocatore se fosse successo quello che è accaduto in Argentina. Perché la reazione, più che scomposta, nei confronti del direttore di gara ha dell'incredibile e dell'inqualificabile.

Per capire il tutto bisogna prima riavvolgere il nastro degli eventi e fermarsi allo scorso 29 novembre quasi un mese fa. Si è in Argentina ed è la giornata in cui è in programma la sfida tra il Lanus e il Racing, ad Avellaneda. La partita finirà 3-1 per i padroni di casa che festeggeranno il successo nella 23^ giornata di campionato grazie al gol iniziale di Lisandro Lopez, poi raggiunto da Josè Sand per il parziale 1-1 fino ai gol di Leonardo Sigali a fine primo tempo e di Carlos Alcaraz a fine gara. Il tutto sotto il vigile fischietto del signor Dario Herrera. Ma allo Stadio Juan Domingo Peron, a fare scandalo non è stato quanto accaduto in campo, bensì il dopo partita.

Il Racing Avellaneda, ex squadra in cui è cresciuto anche il ‘Toro' Lautaro Martinez oggi all'Inter, a fine match festeggia in campo davanti al proprio pubblico e negli spogliatoi. Diverso il clima e il morale dei giocatori del Lanus, soprattutto di un quasi omonimo del ‘Toro' nerazzurro, Lautaro Acosta. L'attaccante, nonché capitano della squadra, aveva avuto già da dire all'arbitro Herrera in campo ma non contento ha deciso di raggiungerlo nel suo spogliatoio dove è avvenuto il fattaccio. "Sei un maledetto superbo, e un poco di buono. Se ti ritrovo ad arbitrare una nostra partita, giuro che ti uccido", ha urlato in faccia a Herrera, ‘el Laucha', che vanta anche un passato importante a livello internazionale nel Siviglia e in patria nel Boca Juniors.

Lautaro Acosta festeggia un gol con i suoi compagni del Lanus. Ha vestito anche le maglie di Siviglia e Boca
Lautaro Acosta festeggia un gol con i suoi compagni del Lanus. Ha vestito anche le maglie di Siviglia e Boca

Parole forti, un faccia faccia che sarebbe sfociato anche in una rissa se non fossero intervenuti nell'immediato gli steward dello stadio che avevano fermato la furia di Acosta. A livello fisico ma non verbale, con le minace di morte urlate in faccia a Herrera. Che non ha perso tempo per sporgere denuncia alle autorità, al vicino  commissariato di Avellaneda, nei confronti del giocatore che adesso sarà costretto a risponderne alla giustizia ordinaria. "A partita finita, alle 21:40, si è recato nello spogliatoio degli arbitri e in quel momento il capo della sicurezza lo ha informato che il giocatore Lautaro Acosta, del Lanús Club, voleva parlare con lui" si legge nel verale redatto dalle autorità. "Quindi ha autorizzato l'ingresso dello stesso in quel settore. In quel momento, Lautaro Acosta ha cominciato a minacciarlo alzando la voce e dicendo: ‘Ti sto per fott**e, sei una merda superba. Sei corrotto, sei nei ca**i. Se ci arbitri ancora una volta, ti uccido.' Ha poi cercato di saltargli addosso con l'intenzione di aggredirlo fisicamente, per cui sono intervenuti il ​​personale di sicurezza del club ospite e locale e i collaboratori della squadra arbitrale".

Parte del verbale redatto dal Commissariato, sulla testimonianza di Herrera
Parte del verbale redatto dal Commissariato, sulla testimonianza di Herrera

Non solo: perché quella sportiva ha preso la sua decisione, comminando la squalifica di otto giornate ad Acosta che ha ricevuto anche la squalifica per un periodo di otto mesi dall'esercizio della carica di capitano della sua squadra. Una doppia punizione che ha fatto comunque esplodere le polemiche in Argentina, considerate fin troppo soft.

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