Giraudo rompe 20 anni di silenzio su Calciopoli: “Un giudice riscriverà la storia”, cosa può succedere ora

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Antonio Giraudo torna a parlare di Calciopoli e indica nella recente sentenza della Corte di Giustizia UE il passaggio che, secondo lui, può cambiare tutto. Ma la decisione europea non riapre automaticamente il caso del 2006: ecco cosa ha stabilito davvero e perché ora la partita passa dai giudici italiani.

Antonio Giraudo torna a parlare dopo vent'anni e lo fa individuando un punto preciso per spiegare perché, secondo lui, la storia di Calciopoli potrebbe non essere ancora definitivamente chiusa. L'ex amministratore delegato della Juventus, radiato dalla FIGC nel 2011, cita la sentenza pronunciata il 16 luglio dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea: "Un giudice riscriverà la storia", sostiene nell'intervista concessa a La Stampa.

La frase è molto più di una rivendicazione personale, ma va circoscritta. La Corte UE non ha riaperto Calciopoli, non ha cancellato la radiazione di Giraudo e non ha annullato le sanzioni inflitte alla Juventus nel 2006. Ha però stabilito un principio che può cambiare profondamente il funzionamento della giustizia sportiva italiana e sul quale l'ex dirigente bianconero combatte da anni.

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Cosa dice davvero la sentenza della Corte UE citata da Giraudo

La pronuncia riguarda le cause riunite C-424/24 e C-425/24, nate dai ricorsi di Andrea Agnelli, ex presidente della Juventus, e Maurizio Arrivabene, ex amministratore delegato, contro le sanzioni ricevute nell'ambito del procedimento sportivo sulle plusvalenze. La Corte ha stabilito che una sanzione sportiva capace di incidere sui diritti garantiti dall'ordinamento europeo deve poter essere sottoposta a un controllo giurisdizionale effettivo.

Il punto decisivo riguarda ciò che un giudice deve poter fare. Nell'attuale sistema italiano, esaurita la giustizia sportiva, il giudice amministrativo può in determinati casi riconoscere un risarcimento, ma non necessariamente eliminare la sanzione. Secondo la Corte di Giustizia dell'Unione europea, questo sistema può reggere solo se almeno l'ultimo grado della giustizia sportiva offre realmente le garanzie proprie di un organo giurisdizionale indipendente e imparziale.

Se così non fosse, deve essere garantito un giudice capace non soltanto di accertare l'illegittimità della sanzione, ma anche, quando necessario, di annullarla o sospenderne gli effetti. È questa la vera svolta. L'autonomia dello sport non può trasformarsi nell'impossibilità di ottenere da un vero giudice la cancellazione di una sanzione illegittima.

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Perché Giraudo pensa che possa cambiare anche la storia di Calciopoli

È esattamente su questo terreno che Giraudo colloca la propria battaglia. Quando parla di un giudice che potrebbe "riscrivere la storia", non sostiene che la Corte europea lo abbia già assolto sul piano sportivo. Sostiene che oggi esista un principio europeo che mette in discussione l'impossibilità, contestata dalla sua difesa, di ottenere davanti alla giustizia statale un sindacato pieno sulla propria radiazione dalla FIGC.

La differenza è sostanziale. La sentenza del 16 luglio riguarda un'altra vicenda e altri dirigenti, ma stabilisce un principio generale sulla tutela giurisdizionale delle persone colpite dalle sanzioni sportive. Ed è proprio per questo che Giraudo considera cambiato il contesto nel quale conduce da anni la sua battaglia giudiziaria.

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Calciopoli può essere davvero riaperta dopo vent'anni?

Non automaticamente. Ora sono i giudici italiani a dover applicare quanto stabilito dalla Corte europea. Nei procedimenti che hanno originato il rinvio all'Assise con sede in Lussemburgo dovrà innanzitutto essere verificato se il sistema della giustizia sportiva italiana soddisfi realmente tutti i requisiti indicati dalla Corte.

Solo dopo si potrà comprendere fino a che punto quel principio possa essere utilizzato anche da Giraudo contro una sanzione ormai risalente a molti anni fa. Restano infatti questioni decisive: il giudicato, i termini processuali e soprattutto quale procedimento possa consentire oggi di riesaminare la sua radiazione.

E anche un eventuale successo personale dell'ex dirigente non cancellerebbe automaticamente le decisioni sportive assunte contro la Juventus nel 2006 né comporterebbe la restituzione degli Scudetti. Sono provvedimenti distinti, riferiti a soggetti diversi.

Per questo la frase di Giraudo anticipa oggi un esito che allo stato dell'arte ancora non esiste. Coglie però una novità sostanziale: la Corte UE non ha riscritto Calciopoli, ha aperto una questione sulla possibilità che un giudice possa riesaminare davvero una sanzione sportiva. E proprio da qui può cominciare una nuova fase della sua battaglia.

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