Francesco Calzona: “Godin mi chiedeva di calciargli forte nello stomaco, non ho mai capito perché”
Francesco ‘Ciccio' Calzona è da qualche mese un allenatore in attesa di chiamata, dopo aver lasciato la panchina della Slovacchia lo scorso aprile in seguito alla mancata qualificazione ai Mondiali. Il 57enne tecnico calabrese era CT da quattro anni, durante i quali ha anche brevemente allenato il Napoli nella sfortunata annata del decimo posto tra i due scudetti di Spalletti e Conte. Calzona prese la squadra da Walter Mazzarri, che a sua volta aveva sostituito Rudi Garcia: fu una stagione disgraziata, ma i ricordi di quel periodo sono positivi.
Calzona e i napoletani: "Qualcosa che ti rimane dentro"
"Napoli è difficile a paragonare ad altri posti, perché c'è un amore per la squadra viscerale – racconta Calzona al podcast ‘Pro Football' – e tu lo percepisci da quando ti alzi la mattina fino alla sera quando vai a letto. Io abitavo a Pozzuoli e spesso andavo al ristorante a piedi che era lontano 10 minuti. Incontravi la gente, educata, ti salutava con tantissimo calore, anche nei momenti meno belli, anche nei momenti di difficoltà. Per cui quello che mi è rimasto impresso è l'equilibrio dei tifosi napoletani. Anche nella mia gestione c'erano sempre 50mila persone allo stadio, anche se la squadra non faceva risultati, indipendentemente dall'avversario. Questa è una cosa che ti rimane dentro, cioè capisci l'amore che hanno i napoletani per la propria squadra".
Quella è stata peraltro la sua unica esperienza da primo allenatore, assieme a quella da CT della Slovacchia, visto che Calzona in precedenza era stato vice per 15 anni. Fin dal 2007, quando era iniziato il sodalizio in panchina con Maurizio Sarri: "In quel momento (allenava i dilettanti, ndr) avevo un po' accantonato l'idea di vivere di calcio. E però la nostalgia del calcio vero era tanta, per cui piano piano ho iniziato a crederci. E poi ho seguito Sarri, che mi ha chiesto di di collaborare con lui perché lo conoscevo, era il mio promotore finanziario e da lì ho lasciato tutto, ho seguito lui ed è iniziata la storia. Con Maurizio ogni volta si parlava di lavoro e poi si finiva a parlare di calcio. Parlavamo 10 minuti di lavoro e 3 ore e mezza di calcio…".
La strana richiesta di Godin al Cagliari: "Pallonate nello stomaco, tiravo di collo pieno"
Nella stagione 2020/21 Calzona era invece al Cagliari come secondo di Eusebio Di Francesco, e lì gli è capitato qualcosa di cui tuttora non sa il motivo, protagonista l'ex difensore uruguaiano Diego Godin: "Ricordo un allenamento, mi chiedeva di tirargli il pallone addosso da distanza ravvicinata, sullo stomaco, e io non capivo qual era il motivo. Mi ha detto che a volte utilizzava questa cosa in un'altra squadra. L'allenatore dove lui aveva giocato faceva questo non so per quale motivo, forse per stimolarli alla guerra, al dolore, non lo so. E lui mi faceva tirare delle pallonate contro di lui da una distanza ravvicinata, 7-8 metri, per cui tiravo di collo pieno nel suo stomaco. È una cosa che non ho mai capito, ancora oggi non so l'utilità, però se lui voleva farla era anche il giocatore di un livello importante. È chiaro che io l'assecondavo, se lui si sentiva bene io lo assecondavo".