Ezequiel Lavezzi: “Sono ancora in trattamento, sto prendendo le medicine. Piano piano sto meglio”

Immagine
Il “Pocho” Ezequiel Lavezzi ha raccontato il suo particolare momento personale, vissuto tra la battaglia all’ipomania e all’amore e sostegno della propria famiglia: “A testa alta se ne può uscire”

Ezequiel Lavezzi, il "Pocho", idolo a Napoli e poi protagonista al PSG, ha raccontato senza filtri il periodo più duro della sua vita, quello successivo al ritiro dal calcio giocato. Non ha parlato solo di gol, dell'amore per Maradona e delle tante notti da protagonista su un terreno di gioco, concentrandosi sul senso di vuoto, di depressione che lo ha colpito e con cui ancor oggi lotta e combatte e che di recente aveva fatto tanto discutere per la sua battaglia all'ipomania con cui sta convivendo da tempo. E di come la famiglia lo abbia tirato fuori da un tunnel imboccato dopo il ritiro dal calcio.

Lavezzi e l'ipomania: "Piano piano mi sto riprendendo"

Il discorso parte da un dettaglio apparentemente tecnico e semplice, perché ha smesso di giocare. "Non ne avevo più voglia", ha detto con semplicità a Luca Toni nell'intervista per il format Prime, Fenomeni. Non per infortuni, ma per "cose mie", tra cui i problemi personali con il suo agente che gli avevano fatto perdere interesse e, soprattutto, l’attesa di un ritorno al Rosario Central che non è mai arrivato nei tempi giusti e che, quando è arrivata, Lavezzi aveva già annunciato il ritiro: "Avevo già pubblicato tutto, così ho detto no". Da quel momento in avanti è iniziato il vero crollo, soprattutto emotivo: "Avevo dei problemi personali, tra cui la depressione e altre cose, e sono finito in una clinica. Mi sono ricoverato. Sto facendo un trattamento ancora adesso, sto prendendo medicine e piano piano mi sto riprendendo". Parole dure e sincere, proferite a testa alta, dopo che nei giorni scorsi erano circolati anche dei video in cui il Pocho appariva visibilmente tremante proprio a causa dei farmaci. Immagini che avevano riacceso preoccupazione e curiosità sulla sua condizione.

Immagine
Ezequiel Lavezzi con Maicon prima di Inter–Napoli a San Siro

Lavezzi racconta il vuoto dopo il calcio e la forza della famiglia

Lavezzi non ha girato intorno al problema, spiegando ciò che tanti ex calciatori vivono in silenzio quando finisce la carriera con cui finisce spesso anche l’adrenalina costante, i ritmi, l'identità pubblica: "Quando giochi e c’è tutto, ti vedono come calciatore, ma non sanno che dietro c’è un uomo. A volte, quando finisce tutta questa adrenalina, c’è un momento in cui ti senti un po' giù. Se rimane un vuoto e non c'è niente che lo riempia…". A riempire quel vuoto non è stato il calcio, che Lavezzi ammette di non rimpiangere per nulla: "Mi manca? No, onestamente no", concentrato oggi come non mai su due temi resilienti, come la propria salute e la famiglia, legati a doppio filo, con un elemento particolare che di fatto lo ha "salvato" dal peggio. Il figlio più piccolo: "Mio figlio mi ha cambiato la vita. Mi ha salvato perché è arrivato nel momento giusto per me. E mi dà forza, mi accompagna, lo sto crescendo. Sto con lui, lo porto a scuola, mi aiuta a vivere di nuovo, a sentirmi vivo di nuovo e m porta tanta gioia".

Quello di Lavezzi è un racconto umano, quasi intimo, che si è trasformato in percorso sottolineando la sua "nuova" famiglia, dopo la separazione dalla prima moglie e dal suo primogenito, con cui oggi si confronta anche se in modo diverso, rimarcando il valore essenziale che lo ha accompagnato a riemergere: "Secondo me la famiglia è la cosa più importante di tutte, con cui condividere tutti i momenti e ti permette di stare in forma. Oggi è quello è il mio obiettivo".

Il sostegno del mondo del calcio e il messaggio di Lavezzi: "Se ne può uscire"

La fortuna, ammessa, di Lavezzi è stata anche un'altra: non è stato solo, non si è ritrovato isolato dal mondo che fino a qualche tempo prima era la sua realtà, anche il calcio gli ha dato una mano. Tanti gli sono stati vicini, da Leo Messi al "Kun" Aguero a Paolo Cannavaro ed anche persone che ha conosciuto nel suo periodo cinese: "Ce ne sono stati tantissimi che erano preoccupati, che chiamavano la mia famiglia per chiedere come stavo perché poi tutto era diventato pubblico. Non voglio fare nomi, non voglio dimenticare nessuno, ma mi hanno aiutato in tanti".

Il tassello ulteriore che ha permesso a Lavezzi di non cercare pietà né vittimismo, ma di raccogliere ciò che è riuscito a seminare nel tempo, trovando dentro e attorno a sé i reali motivi per cui rialzarsi. Senza dimenticare chi ancora soffre come lui e a volte si può sentire perduto: "Dico di vivere a testa alta, con umiltà, affrontare le cose con amore e con voglia. Si può uscire".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views