Nel segno di Christian Eriksen. A mettere la firma in calce alla vittoria dell'Inter contro il Ludogorets è l'ex Tottenham: sua la rete che regala il vantaggio nella fase cruciale della ripresa (70°), sua la traversa che un minuto dopo avrebbe concesso raddoppio e qualificazione archiviata del tutto in vista del ritorno (il 27 febbraio alle 21 a San Siro). Accadrà in pieno recupero… sempre grazie a un'invenzione del danese. È lui che si prende la scena nel secondo tempo quando il motore sale di giri e fa le prove generali sfiorando la rete con una bella conclusione al volo, deviata in angolo dal portiere. Ed è sempre per merito suo che al 92° arriva il calcio di rigore col Var che porta al raddoppio di Lukaku: un cross attraversa tutta l'area ma un tocco "galeotto" di un difensore fa sì che la moviola in campo sia decisiva. Ottavi in tasca, il ritorno a San Siro (27 febbraio ore 21) è una formalità.

Il massimo risultato col minimo sforzo

Il massimo risultato col minimo sforzo. Può essere definita così la prestazione dei nerazzurri sul campo di un avversario che ci ha messo tanta buona volontà ma era oggettivamente inferiore dal punto di vista tecnico. I bulgari puntavano sul fattore campo ma, eccezion fatta per qualche fiammata, hanno permesso alla difesa milanese imperniata su Ranocchia e Godin di vivere una serata abbastanza tranquilla. Del resto, il trend dei risultati parla chiaro: nelle ultime 4 partite di Europa League il Ludogorets ha raccolto 2 pareggi e altrettante sconfitte.

Muro nerazzurro, nessun tiro subito nel primo tempo

La buona notizia, oltre a Eriksen (finalmente) decisivo, è che la squadra di Conte non ha corso mai pericoli contro il Ludogorets. Nei primi 45 minuti addirittura non ha subito alcun tiro nello specchio della porta, cosa che in questa stagione era capitato solo a gennaio contro il Cagliari.

Lautaro non punge, Sanchez fermato dal palo

La cattiva notizia è che ha faticato per oltre un'ora a trovare la via della rete. Questione di gestione del match e di furore agonistico commisurato anche alla consapevolezza che – spente le foti di gioco dell'avversario – un guizzo può rappresentare la svolta. È arrivato un po' tardi perché senza Lukaku là davanti (il belga è entrato solo nella ripresa al posto di Martinez) è stata più dura.

Lautaro non è mai riuscito a incidere e, escluso un tiro debole su batti e ribatti in area, la sua presenza è apparsa evanescente. E Sanchez? Poteva (e doveva) essere la sua serata, la sorte non gli è stata amica: conclude di tacco a pochi passi dalla porta bulgara ma – a causa di una deviazione – centra solo il palo.