Dieci giorni di tempo. È il periodo che il Manchester City ha a disposizione per presentare ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) contro il verdetto della Camera giudicante della Uefa che lo ha escluso dalle Coppe per due stagioni (2020-2021, 2021-2022) e gli ha inflitto una multa di 30 milioni di euro. Una sanzione durissima per punire le violazioni del Fair Play Finanziario commesse dal club inglese gonfiando i conti con lo stratagemma delle sponsorizzazioni e fornendo "informazioni non veritiere" sia sulla gestione economica sia sul pareggio di bilancio richiesto dalla Federazione.

City a rischio sanzioni anche Inghilterra

C'è fermento anche in patria perché il verdetto della Uefa rischia di innescare una reazione a catena. Se anche la Premier League dovesse decidere di presentare una denuncia contro il Manchester City, potrà chiedere all'Uefa di recepire le stesse prove. Il tabloid "The Mirror" ha annunciato l'apertura di un possibile procedimento anche della Football Association: un'azione decisa comporterebbe il rischio di penalizzazione in campionato ed eventualmente di revoca dei titoli conquistati fra il 2012 ed il 2016 (in particolare il campionato vinto nel 2014) oltre (come ipotesi estrema) di esclusione dalla Premier.

Il ricorso al Tas: il club non accetterà sconti di pena

Cosa succede adesso? Detto dei dieci giorni di tempo per presentare appello, servirà attendere almeno un mese prima che il Tas emetta il verdetto: accogliendo (anche solo parzialmente) oppure respingendo l'impugnativa del Manchester City. Fonti vicine al club hanno fatto sapere che c'è la volontà da parte dei Citizens di puntare all'assoluzione piena e non accontentarsi anche solo di una punizione parziale con una riduzione della sanzione.

  • Un precedente non depone affatto a favore del City e fa riferimento a quando accaduto alla Stella Rossa Belgrado che nella stagione 2014-2015 venne bandita dalla Champions League per violazioni di Financial Fair Play.

Indagine scattata dopo le rivelazioni di Football Leaks

L'indagine era scattata nel 2018 in seguito alle rivelazioni di Football Leaks e di un hacker portoghese (Rui Pinto, oggi in carcere) che aveva violato il sistema di sicurezza del club inglese, introducendosi nella posta elettronica e portando alla luce i documenti dello scandalo. Tutto è iniziato con le informazioni pubblicate dal giornale tedesco Der Spiegel che aveva puntato i riflettori su una commissione di 200 mila sterline pagata all'agente di Jadon Sancho (oggi al Borussia Dortmund). Un'operazione risalente all'agosto del 2017 e ritenuta illegittima perché legata al trasferimento di un calciatore minorenne. Ed è proprio da quella trattativa con molti lati oscuri che gli inquirenti hanno deciso di partire.