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Disasi racconta lo spogliatoio degli esclusi del Chelsea: “Era un reality show di sopravvivenza”

Disasi ha parlato di come si viveva da escluso al Chelsea: si allenava lontano dalla prima squadra, in uno spogliatoio a parte con panchine di legno assieme agli altri esuberi.
A cura di Ada Cotugno
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Le sessioni di mercato sconclusionate del Chelsea hanno creato un grande caos all'interno della rosa, costringendo la società a creare una vera e propria squadra degli esclusi che si allena da parte e ha un suo spogliatoio dedicato, lontano dalla prima squadra. La "bomb squad", come è stata denominata in inglese è sostanzialmente una sala d'attesa prima di trovare una nuova squadra in cui giocare. È cosi che Axel Disasi descrive l'esperienza nel gruppo delle riserve che lo ha messo a dura prova.

In un'intervista a Canal+ ha raccontato cosa succede davvero in quegli spogliatoi descritti come un reality show di sopravvivenza dove ogni settimana qualcuno veniva eliminato perché trovava una nuova squadra. Era un ambiente che metteva a dura prova la salute mentale dei giocatori coinvolti che si trovavano in una situazione precaria e vivevano praticamente da esclusi all'interno del club.

L'incubo dello spogliatoio delle riserve del Chelsea

I giocatori messi sul mercato dai londinesi non potevano allenarsi con la prima squadra e avevano addirittura uno spogliatoio a parte. Disasi ha condiviso un'immagine dalla stanza: era spoglia, con due finestre e le panchine di legno, lontana dal comfort che ci si aspetta da un grande club della Premier League. L'impatto di questa esclusione si è fatto sentire su tutti i giocatori, specialmente sotto la guida di Enzo Maresca che ha affidato la gestione degli esuberi direttamente alla dirigenza. Non era una situazione facile, come ha raccontato il giocatore: "Era come un reality show di sopravvivenza, ogni settimana qualcuno veniva eliminato".

Nella "bomb squad", ossia quella dei giocatori sul mercato, c'erano tanti nomi che via via venivano ceduti: "Immaginate, quello spogliatoio all'inizio era enorme. Sterling ed io eravamo già lì, e siamo rimasti. Poi c'erano Lesley Ugochukwu, Joao Felix, Renato Veiga e Ben Chilwell. Ci allenavamo insieme. Il giorno dopo porevi entrare e dire ‘Dov'è? Ah, ha trovato il suo club". Essere tra gli esclusi ha portato grande disagio a Disasi: "Ricordo il primo giorno, mi sono svegliato dicendo ‘Bene,"Cosa faccio oggi?'. Non avevo allenamenti, né partite da preparare. Si comincia a dormire poco, a mangiare male".

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