Da Osimhen a Guendouzi, perché la Serie A sta diventando il supermercato del campionato turco

Matteo Guendouzi è solo l'ultimo dei calciatori della nostra Serie A che decide di abbandonare l'Italia per scegliere la Super Lig in Turchia. Il centrocampista francese sarà ceduto dalla Lazio al Fenerbahce per una cifra pari a 28 milioni di euro più 2 di bonus. Di fatto 30 milioni che finiscono dritti nelle casse del club biancoceleste ma che aprono nuovi interrogativi circa il livello della Serie A. Punto d'arrivo un tempo per migliaia di campioni del calcio e spesso paragonato ai più grandi campionati al mondo come Premier League, Liga e Bundesliga, la Serie A sta dimostrando lentamente di essere finita nel baratro tanto da essere preferita anche al campionato turco. Di fatto la Turchia non è più rifugio di calciatori ormai a fine carriera ma anche di protagonisti attuali di questo sport che preferiscono le varie Galatasaray, Fenerbahçe o Beşiktaş a club italiani più blasonati.
Una situazione che è anche la fotografia esatta del momento che stanno attraversando quasi tutte le squadre italiane chiamate a rientrare all'interno di rigidi paletti finanziari e dunque quasi costrette a cedere alla prima offerta da 30 milioni. Solo in questo modo potranno poi essere effettuati investimenti in entrata. Insomma, i facili proclami che spesso arrivano dai vertici federali sulla qualità e l'appetibilità della nostra Serie A si scontrano invece con la realtà dei fatti che mostra la fragilità di un calcio, come quello italiano, mai così in crisi. Aspetto che sembra aver convinto gli investitori turchi a fare del nostro campionato una sorta di supermercato sfruttando proprio le difficoltà dei club per acquisire un giocatore anche a cifre non eccessivamente grosse. Insomma, senza svenarsi più di tanto. Ma perché poi i giocatori preferiscono proprio la Turchia? Non è una scelta casuale…

I vantaggi economici del calcio turco rispetto ad altri paesi
Sembra del tutto normale, o quasi, vedere il Taty Castellanos finire al West Ham in Premier contrariamente a quanto accaduto invece con Guendouzi oppure alla tentazione Galatasaray relativa a Frattesi ma soprattutto a Calhanoglu nel corso della scorsa estate. Per quanto riguarda il centrocampista francese, la scelta del Fenerbahce è arrivata grazie soprattutto a una cospicua offerta economica che ha soddisfatto la società biancoceleste. Ed è qui che sorge spontanea la domanda: come fa a sostenersi una società turca permettendosi di poter fare un investimento di tale portata? La risposta andrebbe ricercata anche da un punto di vista degli ingaggi – in termini economici – che vengono corrisposti a questi calciatori. Di fatto in Italia, Spagna o Inghilterra, la tassazione sugli stipendi dei calciatori è molto alta e in alcuni casi vicina al 45-50%.
In Turchia invece è storicamente molto bassa, intorno al 15-20%. Questo permette ai club turchi come Galatasaray, Fenerbahçe e Beşiktaş di poter giocare al rialzo con la prospettiva di stipendi netti che i club europei, anche di fascia più alta, non possono permettersi. Un esempio? Un calciatore che guadagna 5 milioni netti in Turchia costa al club molto meno di quanto costerebbe a una squadra italiana. E questo non è un dettaglio da trascurare. Inoltre, a differenza dei campionati arabi o della MLS americana, la Turchia fa parte della UEFA e i calciatori così possono giocare regolarmente in Champions o Europa League restando in un certo senso nel giro che conta senza sacrificare troppo la propria carriera.

Ma la percentuale bassa relativa agli stipendi non è tutto.. Il calcio in Turchia gode infatti anche di un sostegno enorme, non solo dai tifosi ma anche dalle istituzioni e dai grandi gruppi industriali. Proprio il presidente del Fenerbahçe, Ali Koç, per esempio, è uno degli uomini più ricchi del Paese e fa tanti investimenti di tasca propria. Operazione che però i club possono permettersi anche perché aiutati dal Governo nella costruzione degli stadi. Sono state costruite per i club dalla Turchia strutture all'avanguardia – circa 30 negli ultimi 10 anni – tra le migliori in Europa. E questo di fatto aiuta a dividersi, in un certo senso, le spese.
Anche dal punto di vista contestuale Istanbul di certo è indubbiamente una metropoli di un certo livello e stile capace di offrire uno stile di vita di lusso, paragonabile a quello di Londra o Parigi, ma con un costo della vita inferiore per chi ha grosse disponibilità economiche. Al netto di tutto questo però, non è tutto oro ciò che luccica. I quattro grandi top club turchi al 2025 hanno accumulato un debito complessivo di 1,14 miliardi di euro anche perché spendono più di quanto incassino. E in questo caso ecco intervenire gli aiuti esterni, o meglio i salvataggi di Stato che consentono alle società, tramite grossi accordi con con la Banks Association of Turkey per spalmare i debiti su molti anni con tassi agevolati. Una manovra decisiva per evitare quelli che sarebbero stati già dei fallimenti per bancarotta annunciati. I club di fatto vivono in una sorta di bolla permanente.