In principio era la Superlega. Poi è venuto fuori il Project Big Picture. Infine, la svolta: la Fifa sarebbe pronta ad appoggiare lo scisma del calcio europeo, con la nascita della European Premier League e la creazione di un modello chiuso, che prevede un campionato a inviti per le cosiddette big del calcio continentale. Condizionale d'obbligo, vista la reazione di Infantino: «Da presidente della Fifa sono interessato al Mondiale per Club, non alla Superlega. Per me non è questione di un Bayern Monaco-Liverpool, ma di un Bayern Monaco-Boca Juniors. Voglio che i club al di fuori dell'Europa abbiano un appeal globale in futuro». Eppure, il progetto in questione gode della spinta da parte delle principali società delle "top five leagues", in aperta guerra con la Uefa che invece si oppone fortemente ad una rivoluzione di questo genere. Rivoluzione che però, in tempo di pandemia e con la crisi economica legata alle conseguenze del Covid-19, sta diventando una strada concreta per l'élite del calcio europeo. Tutta una questione di soldi, tra diritti televisivi sempre meno appetibili e premi che la stessa Uefa sta valutando di tagliare proprio a causa dei mancati ricavi previsti per il 2020 e per i prossimi anni. Dinanzi a questo scenario, è inevitabile che i club cerchino altre strade, con l'obiettivo di non incrementare le perdite.

European Premier League, un affare da cinque miliardi

Sul piatto ci sono cinque miliardi di euro. È la cifra che, secondo quanto riportato da Sky News, verrebbe messa a disposizione da JP Morgan, banca d'affari statunitense pronta a finanziare la nuova era del calcio europeo. Il gigante della finanza starebbe seriamente valutando l'ipotesi di un prestito da sei miliardi di dollari (al cambio, per l'appunto, circa cinque miliardi di euro) con la possibilità di vederlo ripagato tramite i futuri ricavi televisivi del nuovo torneo, altro punto chiave di tutta la vicenda. Perché la Uefa, per il prossimo quinquennio, sta seriamente pensando di ridurre i premi previsti per le partecipanti alle competizioni europee, ovvero Champions League ed Europa League. Soldi legati all'avanzamento delle squadre nei tornei e al market pool, cioè la quota di mercato televisivo generata dalle singole leghe. In previsione di un crollo dei ricavi da sponsor e media (oltre 550 milioni di euro), la prospettiva – seppur non ancora ufficiale – sarebbe quella di ridurre del 4% il prize money relativo ai due tornei.

Diritti tv, perché il calcio europeo si prepara alla crisi

Una mazzata non da poco, nell'anno del Covid-19 e nel bel mezzo di una fase di stallo per ciò che riguarda i diritti televisivi dei campionati nazionali. La Premier League, il torneo che massimizza più di ogni altro i ricavi dai media, ha fatto un passo indietro per quanto riguarda i diritti domestici (5 miliardi di sterline per il triennio 2019-22, circa 400 milioni in meno rispetto al periodo precedente), pur salvandosi con i diritti esteri: 9,2 miliardi di sterline, pari a 10,4 miliardi di euro, per lo stesso triennio preso in esame. Peccato che l'accordo estero più remunerativo, quello con i cinesi di Pptv (630 milioni di euro per il triennio) sia stato risolto unilateralmente per il mancato versamento di una rata da 180 milioni di euro, proprio a causa della pandemia. Due settimane dopo, è stato ufficializzato un nuovo accordo con Tencent per la sola stagione 2020/21, le cui cifre non sono state rese note.

Non se la passano meglio le altre leghe. In Francia, prima è stata Canal+ a non pagare la rata da 110 milioni per la passata stagione della Ligue 1, poi è toccato a Mediapro non pagare la propria quota per l'inizio della stagione 2020/21, la prima dell'accordo quadriennale siglato con la Lfp. In Germania, l'accordo tra la Bundesliga, Sky e Dazn per i diritti domestici prevede un importo complessivo di 4,4 miliardi di euro, circa 200 milioni in meno rispetto al quadriennio precedente. Per la Spagna è ancora vigente il contratto siglato dalla Liga con Telefonica e Mediapro per il triennio 2019-2022, per un totale di 3,42 miliardi di euro, mentre la Serie A è la lega che genera i ricavi più bassi per ciò che riguarda i diritti televisivi. Meno di un miliardo a stagione da Sky e Dazn, per un valore complessivo di 2,92 miliardi di euro nel triennio 2018-2021, accordo siglato dopo il naufragio delle trattative con Mediapro per problemi legati alle garanzie presentate dalla compagnia spagnola.

Il progetto italiano della media company

Da un lato per la necessità di recuperare terreno sulle altre leghe, dall'altro perché la pandemia sta avendo effetti nefasti anche sul calcio italiano, la Serie A è al lavoro per cercare di aumentare i ricavi televisivi, motivo per cui i club hanno deciso di creare una media company, permettendo l'ingresso di fondi di private equity nel capitale della stessa. La Lega Serie A ha approvato a maggioranza l'offerta proposta dal fondo Cvc Capital Partners, insieme agli americani di Advent e agli italiani di Fsi, per un totale di 1,6 miliardi di euro come controparte per il 10% della newco. L'obiettivo, nel caso della Serie A, è quello di aumentare i ricavi televisivi esteri, prima che locali. Al momento, infatti, l'appeal del calcio italiano fuori dai propri confini è valutato in 370 milioni di euro annui. In sostanza, la Serie A ottiene ogni stagione all'incirca 1,34 miliardi dall'intero comparto televisivo, italiano e straniero. Circa 300 milioni in meno rispetto a ciò che la Premier League ottiene dalle sole emittenti inglesi ogni anno, per giunta dopo un accordo al ribasso.

La Serie A cerca dunque una nuova strada per non vedersi staccata dalle altre leghe "top", ma le principali società del calcio italiano non possono che essere attratte dal progetto dell'European Premier League, più che dai meccanismi di casa nostra. E qui si torna indietro al novembre 2018, quando Football Leaks portò alla luce il piano nato a Madrid per una Superlega continentale: undici società fondatrici, tra cui Juventus e Milan, più cinque ospiti, tra cui Inter e Roma. Tre di queste, ovvero la Juventus e le due milanesi, sono state protagoniste a fine settembre di un summit inedito, tenutosi a Casa Milan. Al tempo, l'ipotesi più gettonata sulle motivazioni di questo incontro era appunto quella di un'intesa sui diritti televisivi, ma gli sviluppi degli ultimi giorni lasciano aperta un'altra porta, ovvero quella del fronte comune per lo scisma dalla Uefa.

Le possibili partecipanti alla European Premier League

Dalle notizie filtrate in questi giorni, almeno una dozzina di club dovrebbero già essere inclusi nella rosa delle possibili partecipanti alla European Premier League. tra le italiane, però, soltanto la Juventus viene riportata come una candidata, in un torneo a forte connotazione inglese: Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham sarebbero infatti le capofila della scissione. Non a caso, le stesse società che hanno tentato una sorta di "golpe" in Premier League, proponendo il Project Big Picture: un piano per dare maggiori poteri alle "big" storiche del calcio inglese, con i favori delle leghe minori (leggasi: maggiori introiti dalla mutualità), respinto però dal direttivo della stessa Premier League. Fallito l'assalto al potere interno, i top club d'Inghilterra ora vogliono guidare la rivoluzione del calcio in Europa contro la Uefa, per fuggire dai tagli ai ricavi che si preannunciano inevitabili a causa della pandemia. Sullo sfondo, un bottino da cinque miliardi di euro da spartire anche con Real Madrid, Barcellona, Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, in un campionato senza retrocessioni e aperto solo a possibili inviti. Una nuova era, segnata più dal business che dal calcio.