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Cosa vuole vedere Spalletti nella tournée dell’Italia negli Stati Uniti contro Venezuela e Ecuador

Dopo la sfuriata di febbraio, Spalletti nella sua Nazionale cerca un gruppo affamato e rispettoso delle regole. Contro Venezuela ed Ecuador non saranno “Vacanze in America”.
A cura di Jvan Sica
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L’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport da parte di Luciano Spalletti lo scorso 24 febbraio, è stata ripresa e commentata, ma nel marasma di fine stagione, con la Champions League in via di definizione e le squadre italiane ancora in ballo, è stata in fondo poco considerata.

Noi abbiamo sempre visto il c.t. della Nazionale come una sorta di Presidente della Repubblica dello sport, una figura quasi di rappresentanza, che insieme alla scelta dei giocatori migliori doveva anche propagandare dei valori positivi. Qualche c.t. precedente si era al massimo lamentato della politica dei club nella scelta dei giocatori più presenti in campionato o di qualche giocatore nello specifico che aveva trasgredito le regole, ma mai nessuno si era scagliato quasi con furia contro il proprio gruppo, cercando di smuoverlo dalle fondamenta.

Frasi come “In Nazionale si viene per vincere gli Europei e non Call of Duty”, o anche “Alcuni giocatori devono aver creduto che Spalletti abbaia e poi non ha i dentini”, dimostrano un fastidio che Spalletti si porta dietro per quello che ha visto in questi mesi in ritiro e che ha bisogno di ribaltare.

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E Spalletti i denti li ha e li mostra senza paura. Basta un piccolo esempio considerando queste convocazioni. Se si va a vedere la fine della partita che ci ha regalato gli Europei contro l’Ucraina, l’arbitro fischia il finale di partita, Spalletti non festeggia ma corre in campo per parlare a brutto muso con Scamacca, reo di aver giocato male e senza ascoltare le direttive del mister nei minuti a lui concessi.

Oggi, che forse Scamacca è il centravanti più in forma in Italia, il 9 nerazzurro non partecipa alla tournée americana. Questo è un messaggio chiaro non solo al calciatore ma a tutto il gruppo: Spalletti va come un treno, cosa che ha sempre fatto nella sua carriera dovendo sopportare campagne di odio senza senso, e chi non vuole salirci è pregato di rimanere a terra.

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Proprio per questo motivo le amichevoli “americane” contro Venezuela ed Ecuador non sono delle scampagnate primaverili, una sorta di spring break per abbronzarsi in Florida e fare shopping a New York. Anzi questa tournée, da disputare in luoghi così accattivanti per dei ragazzi, servirà al ct proprio per capire chi “sta sul pezzo”, come lui stesso ha dichiarato nella medesima intervista di febbraio.

Non farsi vincere da tentazioni, occasioni e stimoli esterni, ma restare concentrati su due partite importanti per cementare il gruppo, ma anche per capire chi davvero può giocarsi una chance agli Europei, servirà al c.t. per chiarirsi definitivamente le idee, anche tattiche.

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Sarà una tournée da seguire a tutto tondo, per cercare anche di capire, tra i messaggi velati o fin troppo chiari del c.t., perché le scelte nelle convocazioni di maggio andranno verso una diretta direzione. Non sarà la nuova edizione di “Vacanze in America”, perché noi non abbiamo campioni generazionali o titolarissimi se non tolti quattro-cinque sicuri, e quindi sarà una bella prova per far capire a Spalletti cosa ha in mano soprattutto dal punto di vista umano. Sceglierà quelli che sono giusti per la sua idea e li cucinerà da maggio in poi, senza remore o campagne a favore di qualcuno.

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