Cosa dice la legge che Lotito vuole cambiare per l’elezione del nuovo presidente della FIGC

La Lega Serie A propone Giovanni Malagò come nome per le elezioni del nuovo presidente della FIGC che si terranno il prossimo 22 giugno per decidere l'erede di Gabriele Gravina. L'ex presidente del CONI è stato sostenuto da 18 squadre e soltanto Lazio e Verona si sono opposte: Claudio Lotito guida la fazione contraria alla sua nomina e sostiene ancora l'ipotesi di commissariamento per salvare le sorti del calcio italiano che sta vivendo un momento di profondo cambiamento.
Secondo il numero uno dei biancocelesti le elezioni si inseriscono in un sistema regolato da una norma ritenuta obsoleta e dunque poco importa il nome del nuovo presidente se tutto il sistema che gli gira attorno non è adatto ai tempi. Si tratta della legge 91 del 1981 che disciplina il rapporto tra società sportive e atleti professionisti in Italia e che è utilizzata anche da altri sport professionistici. Lotito sostiene che per ridisegnare tutto il sistema serva un commissario, ma l'ipotesi è stata già scartata.

Cosa dice la legge che non piace a Lotito
Il problema non è la scelta di Malagò, ma l'arretratezza della nomina su cui si poggia tutto il mondo dello sport professionistico in Italia. È questa la tesi sostenuta dal presidente della Lazio che alla fine dell'assemblea di Lega si è espresso per la prima volta: "Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa e non va bene. Il nome non c'entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata no? Ripeto, c'è una legge di 45 anni fa, fin quando c'è quella legge il sistema. Va ridisegnato tutto, ci vuole la nomina di un commissario". Per questo i biancocelesti sono stati gli unici assieme al Verona a non supportare la candidatura dell'ex presidente del CONI.
Lotito parla della Legge 23 marzo 1981 n.91, nata quasi mezzo secolo fa in un contesto completamente diverso da quello attuale. Non tiene conto di alcune dinamiche tipiche del calcio moderno e dunque, se il sistema va rifondato da zero, non si può nominare il nuovo presidente della Federazione sulla base di una norma vecchia. Secondo il presidente della Lazio cambiare le persone non serve se non si cambia tutto dalle fondamenta: la norma non regola direttamente le elezioni della FIGC, ma definisce il quadro generale in cui operano le federazioni lasciando loro ampi poteri organizzativi. Ed è proprio questo impianto, risalente a oltre quarant’anni fa, che secondo il presidente della Lazio non è più adeguato al calcio moderno.
La proposta del presidente della Lazio
La legge 91 del 1981 secondo Lotito sarebbe completamente sbagliata perché non è adatta al sistema attuale e quindi anche la nomina di Malagò non servirebbe a risanare la situazione del calcio italiano. Per aiutare davvero la Federazione il numero uno biancoceleste spinge per il commissariamento: soltanto con la nomina di un commissario si potrebbe rifondare tutto il sistema perché si cambierebbe anche la norma in vigore da 45 anni. La legge sarebbe troppo generica e vecchia per poter sostenere la rivoluzione auspicata nel calcio italiano e questo è il ragionamento su cui si basano i dissensi di Verona e Lazio.