"Lockdown". Chiusura. L'Italia ha chiesto alla popolazione uno sforzo: restare a casa per evitare di fornire al Covid-19 un ponte per alimentare la diffusione del contagio. L'emergenza Coronavirus (qui tutti gli aggiornamenti in tempo reale) è divenuta pandemia e adesso ha investito il cuore dell'Europa, in particolare l'Italia. Le Regioni del Nord sono le più colpite e finora hanno retto l'onda d'urto scaturita dallo tsunami virale grazie al cordone sanitario che in quella parte del Paese è molto forte.

L'attività sportiva agonistica – sia pure in ritardo – s'è fermata e nemmeno è chiaro quando potrà riprendere. Il campionato di calcio resta sospeso con l'ipotesi di riprenderlo a maggio perché si concluda entro la fine di giugno. Lucas Biglia, centrocampista del Milan, ha parlato della situazione che sta attraversando l'Italia nell'intervista a ‘Cnn Radio'. Lo ha fatto cominciando dal tira e molla su "porte chiuse" e scadenze temporali per assicurare pubblico allo stadio. Una follia che ha dato un'accelerata alle infezioni.

Il calcio è uno sport nel quale sono in gioco tantissimi interessi ma adesso ci sono altre priorità – ha affermato il centrocampista del Milan -. E i giocatori dovrebbero avere il coraggio di metterci la faccia, e dire che il calcio va fermato perché non siamo immuni.

Lo spunto per la riflessione è stata la decisione del Rovar Plate di non andare in campo in Copa Superliga. Parole molto dure da parte del mediano argentino che non ha risparmiato critiche ai vertici del calcio italiano per la gestione del caso.

Non solo hanno sottovalutato il problema – ha ammesso Biglia – ma nemmeno si sono attenuti alle prescrizioni. In Italia la situazione è al collasso con i medici che si sottopongono a turni massacranti. Le persone che muoiono sono vittime non solo del virus che li ha infettati ma anche delle cure e dell'assistenza adeguata per altre patologie di cui soffrono.