Comolli esplode contro la Uefa dopo Juve-Galatasaray: “Ci vorranno molti anni per riprendermi”

La notte dello Stadium se l'è portata dietro fino a Londra. Damien Comolli è ripartito da Torino poche ore dopo Juve-Galatasaray, ma il match che ha riacceso la speranza e poi l'ha spenta definitivamente continua a ronzargli in testa. Il 3-2 ai supplementari non è bastato: la Juventus è uscita dalla Champions League dopo il pesante passivo dell'andata. E la scena che resta, per il CEO bianconero, è soprattutto una: l'espulsione di Lloyd Kelly.
Sul palco del "Financial Times Business of Football Summit", dove era atteso per un panel sulla trasformazione dei club, Comolli ha scelto un tono diretto, quasi personale: "Non mi sono ancora ripreso dalla partita e penso che mi ci vorranno anni per farlo". È il punto di partenza di un intervento che diventa rapidamente un atto d'accusa verso la gestione dell'episodio chiave della serata.

L'espulsione di Kelly e l'attacco alla UEFA dopo Juve-Galatasaray
Il 54enne francese tiene insieme ironia e rabbia, ricordando anche la squalifica già incassata in Italia dopo i fatti con l'Inter. Ma il bersaglio, stavolta, è chi governa il calcio in Europa: "Cercherò di non farmi sospendere anche dall'Uefa, visto che sono già squalificato dalla federazione italiana dopo quanto successo con l'Inter, ma la decisione dell'arbitro sull'espulsione di Kelly è stata assolutamente frustrante. Aveva arbitrato solo 10 partite di Champions nella sua carriera, mi chiedo come sia stato possibile mandarlo a dirigere una partita con così tanto in gioco. E dopo un rosso incredibile siamo fuori dalla Champions".
Nel racconto di Comolli, il danno non è solo tecnico. È emotivo e identitario: la Juventus si ritrova fuori dalla competizione che misura davvero la distanza tra ambizione e realtà. E lo fa in una partita in cui, per una sera, lo Stadium aveva risposto come raramente succede: con il sostegno anche nei momenti peggiori.

La gratitudine del dirigente è netta, e serve anche a leggere il "dopo": "I nostri tifosi sono stati straordinari e voglio ringraziarli. Come i giocatori, che sono stati fantastici. È la prima volta che mi trovo in uno stadio che applaude la sua squadra quando prende gol". Una fotografia che Comolli usa come carburante per il resto della stagione: squadra viva, ambiente dentro, club chiamato a trasformare la frustrazione in spinta.
Dentro questo scenario, la Juventus prova a tracciare una linea: non cambiare tutto al primo scossone, non farsi divorare dall'umore del momento. La parola scelta dall'amministratore delegato bianconera è una sola, e suona come un manifesto: "Se dovessi rispondere alla domanda oggi, direi continuità". Continuità nelle scelte, nella direzione, nel lavoro quotidiano: perché, dopo una notte così, l'unico modo per ripartire è smettere di ricominciare da zero.