Christian Manfredini e il razzismo: “Il tassista disse: ‘Tu aspettare’. Risposi: ‘Compro te e il taxi'”

Christian Manfredini ha appena compiuto 50 anni, lo scorso 1 maggio, e non smette di essere grato all'Italia per come lo ha accolto e gli ha cambiato la vita, permettendogli di diventare un calciatore professionista di Serie A, dopo che era arrivato bambino dalla Costa D'Avorio ed era stato adottato da una famiglia di Battipaglia, vicino Salerno: "Io sono italiano – dice oggi l'ex centrocampista offensivo cresciuto nelle giovanili della Juventus e affermatosi nel mitico Chievo di Gigi Delneri, con cui fece la storia col quinto posto e la qualificazione alla Coppa UEFA nella stagione 2001/02 – perché ho fatto le scuole qui, ho vissuto qui, la mentalità è questa, quindi sono italiano. Se torno spesso in Africa? No, non torno in Costa d'Avorio, ci sono tornato nel 2000 perché era giusto tornarci per vedere un pochino le origini, però tornarci no, forse ci tornerò quando sarò più vecchio, tra ancora un po'".

Manfredini è realizzato e sereno, oggi vive a Prato, in Toscana, ed è sposato con due figli. Dopo il ritiro non ha mai reciso il legame col calcio, negli anni ha svolto ruoli in società dilettantistiche in Campania (Valdiano, Agropoli), è stato responsabile tecnico regionale e nazionale per la FIGC, occupandosi di formazione e sviluppo metodologico a livello giovanile. Quando nella chiacchierata fatta nel podcast ‘DoppioPasso', gli si chiede se abbia mai avuto problemi di razzismo in Italia, Christian risponde senza sentimenti negativi ma con un sorriso, raccontando un episodio al riguardo.
Christian Manfredini e il razzismo in Italia: "La cliente scende e il tassista mi parlava così, mi trattava così"
L'aneddoto si svolge nel pieno della carriera di Manfredini: "Ero già un calciatore famoso, vado a prendere un taxi. In quel momento non c'era un taxi fermo, quindi arriva il tassista con una cliente dietro, si ferma e io mi avvicinai tranquillamente e gli dissi: ‘Quando scende la signora, posso salire io?'. E lui mi guarda e mi fa così: ‘Eh, tu stare calmo, tu aspettare'. Oggi mi viene da ridere".
L'ex calciatore ivoriano, che con la Lazio ha vinto Coppa Italia e Supercoppa nel 2009, a quel punto non si è scomposto: "Io lo guardavo perché poi, non nascondiamoci, il calcio mi ha dato sicurezza, mi ha dato tranquillità. Sapevo chi ero, ma non per i soldi, però mi ha dato la sicurezza. Quindi, quando incontro personaggi del genere, sorrido. Quindi aspetto, la cliente scende e lui mi parlava così, mi trattava così. Allora gli ho detto: ‘Ascoltami, io voglio il taxi, se tu non vuoi dare il taxi, prendo te, il taxi, ti compro e ce ne andiamo assieme'. Così non va bene, però ogni tanto tocca spingere…".