Chiné sul caso Rocchi: “Ricostruzioni fantasiose”. Ma nuovi elementi possono riaprire l’inchiesta sportiva

Un anno fa il procuratore federale, Giuseppe Chiné, archiviò la denuncia fatta da Domenico Rocca sulla presunta ingerenza di Gianluca Rocchi in sala VAR in occasione di Udinese-Parma (marzo 2025). Oggi spiega la decisione di allora intervenendo con una nota ufficiale per mettere un punto fermo rispetto alla diffusione di versioni considerate non aderenti agli atti della giustizia sportiva: "Il 21 maggio 2025 ho ricevuto esclusivamente l'esposto, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo". Ma il capo della giustizia sportiva italiana non esclude di riaprire il caso in presenza di elementi nuovi, per questo ha chiesto alla Procura di Milano le carte dell'inchiesta "per un'eventuale riapertura dell'indagine sportiva".
Sotto la lente, oltre alla tesi della sospetta assegnazione di "arbitri graditi all'Inter" e di un incontro con alcuni esponenti del club (ipotesi smentita con forza dal presidente, Marotta), c'è anche un altro episodio che tiene banco nel novero della vicenda: la mancata espulsione di Bastoni per la gomitata a Duda del Verona in un match (gennaio 2024). È da quella lettera-esposto che è scaturito il filone aperto dalla Procura di Milano: ha prefigurato il reato di concorso in frode sportiva e messo sotto indagine il designatore degli arbitri di A e B, che si è auto-sospeso dall'incarico dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti (il 30 aprile comparirà davanti agli inquirenti).
Il procuratore federale, Giuseppe Chiné: "No a ricostruzioni fantasiose"
Nel suo intervento ufficiale, Chinè ha alzato un muro dinanzi alle interpretazioni mediatiche, invitando a distinguere nettamente tra i fatti accertati e le ricostruzioni speculative, ribadendo la correttezza dell'operato della Procura FIGC.
Poiché in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti – si legge nella nota – intervengo all'esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare.

L'origine del caso: l'esposto dopo Udinese-Parma
Tutto nasce ruota intorno a un unico documento: l'esposto presentato dall'assistente arbitrale Domenico Rocca nel maggio 2025. La segnalazione riguardava un presunto intervento esterno nella sala VAR durante Udinese-Parma, attribuito proprio a Rocchi. La Procura Federale diede seguito a un'indagine interna, ascoltando tutti i soggetti coinvolti e le persone presenti nella struttura di Lissone, ma non rilevò violazioni tali da intervenire.
Ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l'esposto firmato dall'assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma. A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un'indagine sportiva, con l'audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall'esponente.
Perché il caso era stato archiviato: "Non sono emerse condotte di rilievo disciplinare"
Secondo Chiné l'attività istruttoria non ha portato all'acquisizione di elementi probatori decisivi: anzi, chiarisce che non sono stati rilevati comportamenti da parte di tesserati AIA rilevanti dal punto di vista disciplinare. Ecco perché nel luglio 2025 è stata proposta l'archiviazione del procedimento. La decisione è stata poi condivisa dalla Procura Generale dello Sport presso il CONI, che ha confermato l'assenza di elementi sufficienti per procedere sul piano sportivo.
All'esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA. Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva, la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il CONI di disporre l'archiviazione del procedimento disciplinare sportivo. Tale proposta, alla luce degli atti di indagine compiuti, e segnatamente del contenuto delle dichiarazioni rese da tutti i soggetti auditi, è stata condivisa dalla Procura Generale dello Sport.

Nuovi sviluppi: quando può riaprirsi l’indagine
Lo scenario, però, può cambiare. L'inchiesta penale in corso a Milano potrebbe infatti portare alla luce nuovi elementi. Chinè ha confermato di aver già avviato contatti con gli inquirenti e di aver richiesto formalmente gli atti disponibili. In caso di prove nuove e decisive, la Procura Figc potrebbe riaprire il fascicolo sportivo.
Per quanto riguarda eventuali nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare sportivo di cui si starebbe occupando la Procura della Repubblica di Milano, come da prassi del mio Ufficio e come sempre ho fatto in passato in relazione ad altri noti processi penali suscettibili di interesse disciplinare sportivo, confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale e di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell'indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l'indagine sportiva.
L'intero sistema calcio sotto pressione: prima il fallimento sportivo, per la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, che ha portato alle dimissioni del presidente federale, Gabriele Gravina (il 22 giugno ci saranno le nuove elezioni), adesso l'inchiesta penale della Procura di Milano sulla trasparenza del mondo arbitrale italiano.