Carnevali risponde al procuratore di Kessiè: “Vogliamo giocatori orgogliosi di indossare la maglia Juve”
A margine del Gran Galà del Calcio di Milano, Giovanni Carnevali ha ripreso in mano il filo del discorso sul mercato bianconero. Non ha citato direttamente Franck Kessié né la lunga lettera del suo procuratore George Atangana, ma le parole scelte suonano come una risposta chiara e misurata a quanto accaduto nelle ultime ore di calciomercato e nei giorni successivi, difendendo l'orgoglio e la maglia bianconeri.
Carnevali duro e diretto su Kessié: "Normale, ma ci sono rimasto male"
Il dirigente della Juventus ha ribadito un concetto che aveva già espresso prima della partita con il Parma: la società vuole solo calciatori che sentano l’orgoglio di vestire la maglia bianconera. "Vogliamo trovare giocatori che vogliono indossare questa maglia. Deve essere un orgoglio", ha detto. E a proposito dell’operazione sfumata ha aggiunto: "Ci sono rimasto male ma fa parte del mestiere. Avevamo già un piano B. È normale che se all’ultimo le situazioni cambiano… noi dobbiamo avere giocatori che abbiano nell’animo di vestire la maglia bianconera".
Il contesto delle ultime ore di mercato e la polemica successiva
La trattativa per Kessié, svincolato dall’Al-Ahli, era andata avanti per settimane. La Juventus aveva lavorato per rientrare nei parametri del settlement agreement con l’Uefa e sembrava vicina all’accordo. Poi, nelle ore finali, il centrocampista ivoriano ha scelto l’Atalanta, tornando al club dove aveva iniziato la carriera in Italia. Carnevali, il 29 agosto, aveva commentato la vicenda sottolineando che probabilmente l’interesse del giocatore o del suo agente non era stato sufficientemente forte.
Atangana ha risposto con un comunicato articolato, sostenendo che Kessié aveva aspettato tutta l’estate, rifiutato proposte più remunerative e abbassato le proprie richieste proprio per facilitare l’arrivo a Torino. Secondo l’agente, alla fine è mancata la convinzione da parte della dirigenza bianconera e il giocatore ha preferito un ambiente in cui si è sentito desiderato e valorizzato. Le dichiarazioni di Carnevali al Gran Galà chiudono, almeno dal lato Juventus, questo scambio a distanza. Non c’è polemica aperta, ma una presa di posizione netta: per la nuova dirigenza l’adesione emotiva al progetto conta quanto le qualità tecniche.
Cosa avrebbe portato Kessié e cosa resta da costruire
Tatticamente Kessié avrebbe offerto alla Juventus di Spalletti caratteristiche ancora carenti nel centrocampo. Intensità fisica, capacità di coprire tanto campo, inserimenti offensivi e una personalità da leader maturata in anni di Milan, Barcellona e nazionale ivoriana. Con Thuram destinato a un recupero più lungo del previsto, la sua presenza avrebbe dato equilibrio e continuità in una zona di campo che richiede ancora tempo per trovare equilibri stabili. L’arrivo di alternative, come l'accordo last-minute con l'arrivo di Sarr, dimostra che la società aveva già predisposto un piano B, come ha sottolineato Carnevali. Resta però l’impressione che un profilo del genere, maturo e con esperienza internazionale, avrebbe accelerato la costruzione del gruppo.
In questo senso le parole di Carnevali non sono solo una difesa della linea di mercato. Sono anche un messaggio rivolto all’interno e all’esterno: la Juventus di oggi non cerca solo giocatori forti, ma calciatori disposti a investire qualcosa di più della prestazione. L’orgoglio di cui parla il dirigente non è uno slogan. È diventato, in queste settimane, un criterio di selezione esplicito. E, a giudicare dalla chiarezza con cui è stato ribadito a Milano, sembra destinato a restare tale.