Bruno Cirillo: “Giocavo in Serie A a 1200 euro al mese, oggi chi lo farebbe? I soldi arrivarono dopo”

Bruno Cirillo oggi continua a vivere di calcio, tra scouting e consulenze, ma lontano dai riflettori. Nessuna etichetta, nessuna voglia di apparire. Solo campo, ragazzi e passione. È lo stesso spirito con cui ha costruito una carriera che lo ha portato dalla strada di Torre Annunziata alla Serie A, alla Champions League, alla Nazionale Under 21 e alle Olimpiadi.
Il classe 1977 è uno di quelli che il ‘calcio vero' se lo sono guadagnato metro dopo metro e scalando tutte le categorie aveva come unica ambizione quella di arrivare in alto dopo aver giocato fino a sera con un pallone sgonfio insieme agli amici.
A Fanpage.it Cirillo racconta che nel suo primo anno da titolare in Serie A guadagnava 1.200 euro al mese, il minimo sindacale, e lancia una provocazione: "Prova a dire a un ragazzo di oggi se vuole giocare in Serie A a 1.200 euro o in Serie C a 100 mila? Il 90% sceglierebbe la Serie C". Parole forti e considerazioni chiare.
Bruno, oggi continua a lavorare nel mondo del calcio. È una scelta naturale dopo quello che ha vissuto da calciatore?
"Sì, assolutamente. Il calcio è sempre stato la mia vita e continua a esserlo. Oggi lavoro sempre in questo mondo, restando a contatto con il campo e con i ragazzi".
Ha a che fare spesso con i giovani. È davvero cambiata la ‘fame' rispetto alla tua generazione?
"Secondo me sì. Io vengo da un’epoca in cui c’erano poche distrazioni. Finivi scuola, mangiavi e scendevi in strada a giocare fino a sera. Oggi non è più così: ci sono tante distrazioni e inevitabilmente cambia la mentalità".
Oggi, però, ci sono molte più strutture rispetto al passato…
"È vero, oggi il calcio è molto più organizzato, ma la differenza la fa sempre la mentalità. Io avevo un sogno enorme: arrivare in Serie A. E per riuscirci ho fatto tantissimi sacrifici. Ai miei tempi era davvero difficilissimo arrivarci, oggi secondo me è un po’ più facile, anche perché il livello medio si è abbassato. Ma parliamo di epoche completamente diverse".

Cirillo è partito da Torre Annunziata e ha fatto Serie A, Champions League, Nazionale Under 21, Olimpiadi. Si aspettava una carriera così?
"Ci ho sempre sperato e ho sempre lottato per questo. Erano i miei sogni. Quando sono arrivato in Serie A, il mio obiettivo successivo era la Nazionale. L’ho raggiunto con l’Under 21 e per me è stato uno dei periodi più belli della vita".
Hai vinto un Europeo ed eri alle Olimpiadi: traguardi che pochi possono vantare…
"Vero. Sono esperienze che ti restano per sempre. E poi ho avuto la fortuna di giocare in tanti Paesi diversi, anche in altri continenti. Questo mi ha arricchito tantissimo a livello umano, non solo calcistico".
Consiglierebbe oggi a un giovane di andare all’estero?
"Senza dubbio sì. Al di là del confronto sportivo, è una scuola di vita. Io da ragazzo pensavo solo al calcio, oggi invece parlo inglese, greco, un po’ di spagnolo. Vivere altre culture ti apre la testa".
Ci racconta l’inizio del suo percorso: quando capisce che il calcio può diventare qualcosa di serio?
"Inizio a Torre Annunziata da bambino. A 14 anni faccio un provino con la Reggina, poi entro nel settore giovanile. Dopo Primavera e Serie C, faccio esperienza in Serie D a Tricase, vinco il campionato e torno alla Reggina, prima in B e poi in Serie A".

Il suo esordio in Serie A arriva quasi per caso…
"Sì, dovevo andare in prestito in Serie B, poi due difensori titolari erano squalificati alla prima giornata contro la Juventus. Il mister Colomba mi prova tutta la settimana e gioco titolare. Faccio una grande partita e da lì non mi muovo più: 32 presenze in campionato".
Eppure tu in Serie A guadagnavi pochissimo…
"Il primo anno guadagnavo il minimo federale: 1.250 euro al mese. Ho fatto 32 partite, due gol, convocazioni in Under 21. Oggi se chiedi a un ragazzo: Serie A a 1.200 euro o Serie C a 100 mila, il 90% sceglie la Serie C».
I soldi non erano la priorità in quel momento..
"Mai. Pensavo solo a migliorarmi e restare in Serie A. I soldi sono arrivati dopo".
Il primo gol in Serie A?
"In casa contro il Piacenza all’87’, vittoria 1-0. Bellissimo. Ma il più emozionante resta quello sotto la Curva Sud a Roma".
Poi arriva l’Inter: che impatto è stato?
"Incredibile. Una delle società più importanti al mondo. Non ti aspettano, devi essere pronto. Anche se fu un anno particolare, per me è stata un’esperienza enorme: ho giocato con campioni straordinari, su tutti Ronaldo il Fenomeno".
Fu un anno complicato in nerazzurro ma la prima partita contro la Reggina fu speciale…
"Sì, lo stadio mi applaudì. Avevo appena lasciato la Reggina e rientrare lì fu emozionante. Lippi mi fece entrare anche per quello: un gesto che dice molto sulla persona".

Prima abbiamo parlato di esperienze all'estero e Cirillo ne ha fatte diverse. In Grecia diventa un punto di riferimento per la sua esperienza: è corretto?
"È vero. Ancora oggi quando vado in Grecia mi fermano. Ho giocato Champions League e Europa League, anni bellissimi. Lì hanno apprezzato il mio modo di stare in campo, l’attaccamento alla maglia".
Indimenticabile la rovesciata in Champions League. Raccontaci la verità: era una cosa che ogni tanto provavi in allenamento o è stata una pazzia del momento?
"Ogni tanto in allenamento la provavo. Quando ti riesce una cosa così, resta. Quella me la rivendico sempre".
Cirillo torna alla Reggina per chiudere la carriera e si torna al discorso di prima sui giovani…
"Sì, ho fatto fatica con la nuova generazione. Ma ho messo regole chiare: chi non rispettava, stava fuori. Alla fine ci siamo salvati ai play-out con il Messina facendo un piccolo miracolo".

Ricordo quel playout ma mi vorrei concentrare sullo spogliatoio e le differenze rispetto a qualche anno prima: c'è davvero così tanta differenza, nonostante qualche anno fa si parlava di nonnismo etc etc etc…
"Sì. Prima c’era il nonnismo, ma era sano: ti insegnava educazione, rispetto dei ruoli, del gruppo. Oggi questa cosa manca".
Cirillo ha fatto tanti giri nel corso della sua carriera ma ora ci deve raccontare come finì in India: come arrivò quell'opportunità?
"Nasce tutto da una chiamata di Colomba. Era un progetto legato alla Fiorentina. È stata un’esperienza estrema, ma bellissima. Ho incontrato tanti giocatori italiani, da Del Piero a Materazzi..".

Materazzi. Ecco, vi siete ritrovati da avversari in India dopo anni e quell'episodio: come andò?
"Tutto tranquillo. In campo ognuno faceva il suo lavoro da professionista… posso dirti una cosa io?"
Certo..
"Apprezzo che tu non mi abbia chiesto dell'episodio con Materazzi. Tutti mi chiamano solo per quello ma io ho fatto una carriera, positiva o negativa lascio giudicare agli altri, che non è solo quello. Dopo quell'episodio ci fu una riconciliazione pubblica in Italia e poi null'altro. L' ho ritrovato come avversario in India ma ognuno ha fatto il suo".
Ultima domanda: c’è qualcosa che Cirillo cambierebbe nella sua carriera?
"Rifarei tutto. Forse l’unica scelta che valuterei meglio è l’esperienza a Cipro: non era in linea con la mia idea di calcio. Per il resto, rifarei ogni sacrificio".