Bastoni: “Ho accentuato la caduta, ma mi spiace più per quello fatto dopo. Ero in trance agonistica”

Alla vigilia del match di andata del playoff di Champions League che l'Inter giocherà in casa del Bodo Glimt, Alessandro Bastoni ha rotto il silenzio sulla vicenda che lo ha visto sgradevole protagonista sabato sera nel match con la Juventus, con la simulazione che ha portato al secondo cartellino giallo (non emendabile dal VAR) di Kalulu. Il difensore nerazzurro ha fatto mea culpa, soprattutto per l'esultanza immediatamente successiva, quando ha visto il rosso esibito all'avversario, e tuttavia ha invocato l'attenuante della "trance agonistica" di quei momenti, contrattaccando chi ha propalato "tanta falsità, tanta ipocrisia e tanto finto perbenismo". Ovvero in primis la dirigenza della Juventus e chi ne ha fatto da grancassa.
Bastoni sull'espulsione di Kalulu: "Ci metto la faccia senza problemi". Ammette di "avere accentuato"
"Ci tenevo ad essere qua per chiarire la mia versione di quello che è successo sabato sera – ha detto Bastoni in conferenza stampa – In quanto persona più chiacchierata delle ultime 48 ore, era giusto e doveroso metterci la faccia e spiegare quelle che sono state le mie sensazioni e come ho vissuto io l'episodio. Nel momento in cui ho sentito il contatto con Kalulu, ho sicuramente accentuato la caduta per provare ovviamente a trarne vantaggio, di questo ci metto la faccia senza nessun tipo di problema".

"Ma la cosa che mi dispiace di più – ha continuato il difensore della nazionale – è sicuramente la reazione che ho avuto dopo, che è stata una reazione brutta da vedere, ma molto umana. Ovviamente ero in trance agonistica, preso dalla tensione e dalla foga di una partita molto importante secondo me per quanto riguarda il cammino del nostro campionato e quindi mi dispiace aver agito in quella maniera lì. Pensavo e ritengo tuttora sia giusto metterci la faccia e dire queste parole, e ritengo che sia altrettanto giusto però che la mia carriera e la mia persona non vengano definite da quello che è stato un episodio. Perché ho oltre 300 partite ed è la prima volta che si parla di me per questo tipo di avvenimenti".
"Ho notato falsità, ipocrisia e finto perbenismo. Sentite cose che non stanno né in cielo né in terra"
Poi Bastoni è andato al contrattacco per gli eccessi che gli sono arrivati addosso, una valanga inarrestabile, con pulpiti che lui giudica discutibili: "Detto ciò, non pensavo di creare così tanto scalpore o casino generale, perché hanno parlato veramente tutti di questa cosa e ho notato tanta falsità, tanta ipocrisia e tanto finto perbenismo che sicuramente non sono cose che fanno bene. Ho sentito addetti ai lavori dire cose che non stanno né in cielo né in terra, però fa parte del nostro mestiere. Ringrazio invece chi ha detto la verità, chi ha detto: ‘Bastoni ha sbagliato, è stato uno stupido, ma sono cose che nel calcio succedono'. Perché l'essere umano per essere definito tale deve avere il diritto di sbagliare, ma deve avere anche il dovere di riconoscere questo errore, io sono qua appositamente per questo".
In queste ultime ore, Bastoni è stato costretto a chiudere i commenti sui suoi profili social, altrettanto ha dovuto fare sua moglie: "Dal punto di vista personale non mi ha segnato più di tanto, perché comunque siamo persone esposte, abituate a questo tipo di pressione e di gogna mediatica, come l'ha definita giustamente il presidente, perché di questo si è trattato. Quindi mi dispiace sicuramente per me in primis, ma sono assolutamente capace di gestire questa situazione. Mi dispiace più per mia moglie e per mia figlia, che ovviamente ancora non capisce la situazione. Mia moglie si è trovata diversi commenti con minacce di morte o auguri di malattie, robe varie che non stanno né in cielo né in terra. E quindi questa è una cosa che va assolutamente condannata. Mi dispiace per l'arbitro La Penna, che ha subìto le stesse cose, e quindi dispiace per queste persone che sono meno abituate a stare così esposte", ha concluso, con un pensiero anche al direttore di gara finito nel tritacarne mediatico (minacciato di morte), a causa della sua simulazione non ravvisata.