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28 Aprile 2021
14:10

Basta ricordare Walter Zenga per un’uscita sbagliata, Deltaplano merita molto di più

Walter Zenga oggi compie 61 anni e per troppe persone è ancora il portiere che esce male su Caniggia e ci fa svanire il sogno di Italia ’90. Walter Zenga è stato il miglior portiere della sua generazione, uno dei migliori di sempre e deve essere ricordato per la sua carriera incredibile in cui è stato votato per tre volte di seguito miglior portiere di calcio del pianeta.
A cura di Jvan Sica
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Walter Zenga ha disputato 473 partite con la maglia dell’Inter, il portiere che vi ha giocato di più. Walter Zenga è stato nominato per tre volte consecutive miglior portiere al mondo nel 1989, 1990 e 1991, Walter Zenga ha vinto lo scudetto dei record e due Coppe UEFA, Walter Zenga è stato nominato miglior portiere del decennio negli anni ’80, in ventesima posizione nella classifica dei portieri del XX secolo e addirittura è arrivato dodicesimo nella classifica del Pallone d’oro del 1990. Walter Zenga ha il record di imbattibilità in un campionato del mondo, 517 minuti. Eppure il gol di Caniggia.

Appare incredibile che un calciatore di questo livello sia ormai ricordato e passato praticamente alla storia per un unico momento della sua carriera, per un’uscita sicuramente sbagliata e fuori tempo, che lo ha condannato a un marchio fisso e fissato per i posteri, come forse solo un altro calciatore nella storia del gioco, ancora una volta portiere, il brasiliano Moacir Barbosa che tutti indicano come l’uomo che ha fatto perdere la squadra di casa contro l’Uruguay ai Mondiali del 1950. Eppure, termine questa volta usato per contrattaccare, Walter Zenga è stato davvero uno dei migliori portieri della storia.

Per descriverlo, potremmo scegliere una frase di Beppe Di Corrado, il quale ha scritto:

“Amava il volo: plastico, morbido, a effetto. Era il contrario di Dasaev che si giocava ogni volta con lui il premio di migliore del mondo”.

Oppure potremmo lasciare la parola al Maestro Brera, che per lui scelse un soprannome capace di dire la stessa cosa, Deltaplano. A Walter Zenga piaceva stare con le gambe in aria, tuffarsi, slanciarsi e parare l’impossibile. Di fronte al possibile a volte inciampava, come quella sera maledetta al San Paolo di Napoli.

Il cross di Olarticoechea era moscio, alto, perfetto da prendere al volo in stile plastico, la specialità della casa, la caratteristica che lo aveva reso grande e riconosciuto in tutto il mondo. Anche Ferri che è alle spalle di Caniggia sa che arriverà il suo portiere, ha visto fare quell’uscita perfetta centinaia di volte all’Inter, sbattersi più di tanto nel contrastare l’attaccante argentino non vale la pena. E invece il cross fila dritto, si abbassa, Zenga è con un decimo di secondo in ritardo, Caniggia ci mette la nuca, Ferri non salta e la palla va in porta.

Ci vuole un secondo per cambiare la storia di una squadra. Ci vuole un secondo per marchiare la storia di un calciatore. Quella notte la colpa cadde subito sul nostro numero 1 che arrivava a quella partita come monumento nazionale. Diventare piccioni e imbrattarlo di merda è stato velocissimo. Si schierò con lui solo quella sorta di padre putativo che era Azeglio Vicini, il quale disse:

“Gli errori di Zenga e di Ferri sul gol? No, io non ho visto Zenga commettere errori. Quanto agli altri della difesa, per me compongono sempre una grande difesa“.

Lui stesso, il giorno dopo, cerca di restare monumento, durante un picconamento senza esclusione di colpi:

“Mi chiedete se ho colpa sul gol? Mi spiace tanto deludervi, ragazzi. Ne ho lette di tutti i colori stamane, ma ormai ho le spalle larghe: solo Maradona, che capisce di calcio, ha centrato il problema. Diego ha detto che è stato bravo Caniggia”.

E dopo il momento d’orgoglio, capisce fin da subito che purtroppo di questo errore qualcosa resterà.

“In 41 partite azzurre ho preso solo 14 gol, qui al Mondiale solo uno. Ma che conta?”

Esatto, che contano i decenni che hai dato al calcio se tutti ti ricorderanno per una cosa che è durata un secondo. Ancora oggi chi parla di Zenga parla di uscite. Lo ha fatto Enrico Varriale qualche anno fa durante un famoso litigio televisivo:

“Lei da giocatore faceva poche uscite a vuoto, anche se una ce la ricordiamo tutti purtroppo perché ci costò un Mondiale. Però da allenatore le continua a fare e questo non va molto bene secondo me”.

A cui seguì la risposta a tono di Zenga:

“Preferisco fare le uscite a vuoto che avere a che fare con gente come lei”.

E invece conta e sarebbe il caso di smetterla, per non fare la ridicola fine del Brasile con Barbosa a cui gli fu vietato di entrare nel ritiro della Nazionale. Nel calcio si sbaglia tanto e quando lo fanno i portieri è sempre l’errore più grande.

Ma deve restare la carriera e la vicenda sportiva di un grande campione e fare come un vecchio proverbio italiano insegna: Quel che fu duro a patire, è dolce ricordare”.

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